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lunedì 25 febbraio 2013

85° Academy Award

Buongiorno lettori
Oggi dedicherò questo post alla 85° edizione della cerimonia degli Oscar che si è tenuta al Dolby Theatre di Los Angeles questa notte. A condurre la serata è stato il comico Seth MacFarlane. Dopo una nottata intera rimasta sveglia per seguire la cerimonia, assonnata sì ma davvero felice ed entusiasta, oggi voglio condividere con voi i vincitori delle statuette. Una serata ricca di sorprese e "intrattenimenti". Durante la celebrazione, tra una categoria e un'altra si sono i protagonisti de Les Misérables con un medley di alcune delle più belle canzoni del musical, Adele con la canzone Skyfall, Jennifer Hudson e Catherine Zeta-Jones in alcuni medley da Dreamgirls e Chicago, Shirley Bassey con Goldfinger e Barbra Streisand con The Way We Were. Tra i presentatori dei premi delle varie categorie appaiono anche: Jennifer Aniston e Channing Tatum che presentano i migliori costumi, Kerry Washington e Jamie Foxx annunciano il miglior film corto, Sandra Bullock per annunciare il miglior montaggio, Daniel Radcliffe e Kristen Stewart presentano il miglior design (scenografia), Dustin Hoffman e Charlize Theron presentano la miglior sceneggiatura originale e non, Jane Fonda e Michael Douglas per la miglior regia. Il miglior film viene annunciate dall'inedita coppia Jack Nicholson e niente meno che la First Lady Michelle Obama, in diretta dalla Casa Bianca.




Miglior film: "Argo" di Ben Affleck



Migliore attrice protagonista: Jennifer Lawrence per "Il lato positivo"



Miglior attore protagonista: Daniel Day-Lewis per "Lincoln"




Migliore attrice non protagonista: Anne Hathaway per "Les Misèrables"



Migliore attore non protagonista: Christoph Waltz per "Django Unchained"




Miglior regista: Ang Lee per "Vita di Pi"


Migliore sceneggiatura originale: Quentin Tarantino per "Django Unchained"



Migliore sceneggiatura non originale: Chris Terrio per "Argo"


Miglior fotografia: Claudio Miranda (Vita di Pi)


Migliori effetti speciali: Bill Westenhofer, Guillaume Rocheron, Erik-Jan De Boer e Donald R. Elliott (Vita di Pi)


Migliori costumi: Jacqueline Durran (Anna Karenina )


Miglior montaggio: William Goldenberg (Argo)


Miglior sonoro: Andy Nelson, Mark Paterson e Simon Hayes (Les Misérables)


Miglior montaggio sonoro: Per Hallberg e Karen Baker Landers (Skyfall) e Paul N.J. Ottosson (Zero Dark Thirty)


Migliori trucco e acconciatura: Lisa Westcott e Julie Dartnell (Les Misérables)


Migliore colonna sonora: Mychael Danna (Vita di Pi)


Miglior canzone originale: Adele Adkins e Paul Epworth (Skyfall)


Miglior scenografia: Rick Carter e Jim Erickson (Lincoln)

Miglior film in lingua straniera: Amour (Austria)

Miglior film d'animazione: Ribelle - The Brave di Mark Andrews e Brenda Chapman
Miglior cortometraggio: Curfew di Shawn Christensen
Miglior cortometraggio animato: Paperman di John Kahrs
Migliore documentario: Searching for Sugar Man di Malik Bendjelloul e Simon Chinn
Migliore cortometraggio documentario: Inocente di Sean Fine e Andrea Nix Fine

mercoledì 20 febbraio 2013

Recensione "Les Miserables"

Miei carissimi lettori, come state? Purtroppo è passato molto tempo dall'ultima volta che ho pubblicato un post, ma gli impegni di studio richiedono la mia massima attenzione. Ma per farmi perdonare vengo a parlarvi del film più bello che abbia visto negli ultimi tempi, ovvero Les Miserables.

1815. Libertà, uguaglianza e fratellanza sono naufragati a termine della Rivoluzione francese. Luigi XVI viene ghigliottinato, ma un altro sovrano succede ad esso. Siamo a Parigi. Su un malconcio tricolore in mare si apre Les Misérables, film in forma di musical, diretto da Tom Hooper, premio Oscar per il ‘Discorso del Re’, e tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo. L’ormai nota, brillante e acclamata regia di Hooper riprende fedelmente il musical del 1980 di Claude-Michel Schonberg e Alain Boublil. A teatro l’opera è interamente cantata in ogni suo minuto e così accade in questa nuova pellicola. Il canto predomina su l’intero film alternato da piccole battute fatte di monosillabi, per un effetto, sicuramente impegnativo, ma maggiormente coinvolgente e allo stesso tempo commovente. Nella scena d’apertura assistiamo ad un irriconoscibile Hugh Jackman nei panni del protagonista Jean Valjean. Una scena visivamente eccezionale accompagnata da una canzone musicalmente e testualmente magistrale. Parte del merito va sicuramente alle doti canore di Jackman, già consumato attore di musical. Scelta decisamente perfetta quella di far interpretare Valjean a Jackman che aderisce totalmente e con ardore e passione alla parte del personaggio. Ciò che trasforma ‘Les Misérables’ in un vero capolavoro è proprio la decisione, certamente azzardata ma più che soddisfacente, di non usare il supporto del playback: sì, perché a differenza dei musical precedenti in cui si registravano le musica in studio per poi sovrapporle alla scena, in ‘Les Misérables’ è il cast a farsi interprete delle bellissime canzoni che adornano questo musical. Per la prima volta in un musical appare Russel Crowe



particolarmente intenso nei panni di un ossessionato e tormentato Jarvet. La sua prestazione canore tocca alti livelli tale che quando è in scena è molto difficile distogliere l’attenzione dal suo personaggio per concentrarlo altrove.

Russel Crowe in 'Jarvet''

Anne Hathaway in 'Fantine'

Segue, non di certo per inferiorità, candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista Anne Hathaway, che nella sua performance ‘I dreamed a dream’, ci regala alcuni commoventi minuti. La Hathaway interpreta i panni della sfortunata Fantine, giovane madre con una figlia a cui badare che finisce per prostituirsi per amore della sua piccola Cosette. Sognava un mondo diverso dall’inferno in cui si trova a vivere sperando ancora che il padre di Cosette, che ha talmente amato, torni da lei a vivere come una famiglia. Sicuramente il personaggio più profondo da strapparti qualche lacrima.


Vediamo poi la coppia Helena Bonham Carter e Sacha Baron Cohen, già insieme in ‘Sweeny Todd’ film di Tim Burton, che interpretano dei perfidi locandieri cinici e senza scrupoli ai quali è stata affidata la tutela di Cosette.


Helena Boham Carter e Sacha Caron Cohen
In un musical molto commovente e emozionante come Les Misérables, a loro due sono affidati gli unici momenti grotteschi di tutto il film. Va ricordato che il film non poggia esclusivamente sull’interpretazioni di questi volti noti: Molto azzeccati anche i comprimari, su tutti Eddie Redmayne nel ruolo del giovane rivoluzionario Marius e l'esordiente Samantha Barks nei panni della dolce Eponine; decisamente lodevole la sua interpretazione canora dell’altrettanto commovente ‘On my Own’. Tom Hooper mette in scena un film fatto principalmente di primi piani, ognuno diverso dall’altro grazie a una messa in quadro obliqua, scentrata, attenta a stagliare i volti sugli sfondi o a incorniciarli tra gli elementi della scenografia. Il che da origine ad un’intensità tangibile. Una produzione sontuosa attraversato da un contagioso slancio rivoluzionario. Molti critici l’hanno fortemente criticato per la lunga durata molto vicina alle tre ore che sembra aver annoiato un po’ il pubblico nella parte centrale della pellicola. Mi permetto di dissentire da questa affermazione: una minore durata del film l’avrebbe senz’altro reso povero ed estremamente sintetico, se si considera la mole e l’intensità del romanzo. Les Misérables è un musical di indubbio spessore e una tenuta emotiva impressionante. Senz'altro uno dei migliori prodotti del genere sfornati negli ultimi dieci anni.

5/5

lunedì 5 novembre 2012

Recensione "Bright Star"



Due cuori si toccano. Due animi s’incontrano. Due giovani si amano. Si amano e si completano vicendevolmente così come fanno due pezzi di puzzle, una volta trovato il compagno, s’incastrano e si uniscono in un'unica immagine. Quest'unione è fatta di amore, poesia, condivisione e dolore, ma indissolubile. Finché Colei che a sé tutto chiama, che tutto vuole e tutto ottiene, decide di portare con sé, nel suo regno di dolore e buio dove anche la notte non è più rischiarata dall'argentea luce delle stelle, il cuore e l’anima di un giovane che non può opporsi alla suo volontà. Ma essa si è sbagliata. Perché non ha fatto i conti con Eros, sempre lì a scagliare le sue potenti frecce su noi piccoli e indifesi esseri umani, che non siamo nulla in confronto alla sua grandezza; tale da sfidare anche la Morte e vincerla.

Londra 1818. Il piccolo villaggio dell’Hampstead, con grandi prati di viole e giacinti attorno alle quali volano farfalle libere e contraddistinte da innumerevoli colori, fa da sfondo alla tenera storia d’amore del poeta John Keats, uno degli autori Romantici più celebrati e Fanny Brawne suo primo e unico vero amore. John Keats è un giovano ventitreenne studente di medicina che non vede nella professione di medico il suo compimento umano, ma che nutre la segreta aspirazione di esprimere il suo mondo dolcemente malinconico tramite la poesia. Ma la vita del poeta è ardua e piena di insidie: senza una lira e osteggiato dalla critica saccente e velenosa che accoglierà malamente la sua prima opera Endimione, egli sarà costretto a vivere di stenti e miseria il ruolo di artista incompreso. Alla morte del fratello Tom, Keats si trasferisce dal suo amico Charles Brown, dove conoscerà l'eccentrica Fanny Brawne. L'incontro con la ragazza, studentessa di moda dall'indole ribelle lo avvicinerà a una creatura a lui diversa, più mondana e prosaica che nondimeno riuscirà a poco a poco a entrare in sintonia col poeta più di chiunque altro. La relazione, un'innocente passione vissuta con un trasporto emotivo che sfiorerà l'ossessione, verrà osteggiata sia dall'amico di Keats, Brown, che vede in Fanny una frivola civettuola ed è geloso del suo rapporto esclusivo con Keats, sia dalla famiglia di lei che non vede di buon occhio che una ragazza benestante si accompagni ad un poeta squattrinato. I due vivranno comunque la loro storia, breve ma intensa, fin quando l'avvento della tubercolosi non costringerà Keats a trasferirsi a Roma, su invito dell'amico Shelley, in cerca di un clima più mite che non lo strapperà comunque al suo destino. Morirà a soli venticinque anni proprio nella città eterna, una lugubre scena della bara che attraversa una piazza di Spagna spettrale, quando ancora il suo nome non era associato a quello di uno dei più grandi poeti romantici.

Bright Star, il cui titolo si rifà ad una delle odi del poeta, è diretto e sceneggiato dalla neozelandese Jane Campion e possiede tutte le qualità per appassionare ed emozionare gli spettatori. Il film si apre con la ripresa di un ago che scorre lungo un tessuto di un colore grigio-azzurro, in quella che è l’unica libertà concessa a Fanny, vittima delle convenzioni della società ottocentesca, che richiama l’ immagine della donna che vive in continua attesa di un buon partito con cui potersi accasare e continuare la sua vita ad accudire i figli e governare una casa. Ed è proprio in base a questo concetto di donna monocromatica che la regista dà vita alla storia dei due amanti. Due mondi apparentemente opposti, lui poeta meditabondo, solitario e malinconico, lei giovane donna briosa e vitale, ancora nel fiore dei suoi anni più belli. Eppure le loro vite si incontrano a metà strada, tra la prosa e la poesia che una volta fuse danno origine a una cosa sola. Con la massima cura per il dettaglio cromatico (le distese di lavanda blu e giacinti violacei) in una natura che sembra racchiudere i protagonisti in una dimensione fatta di luce e colore, di vita e spensieratezza, la Campion riprende i toni elegiaci di un amore dolce, tenero, profondo e casto. L’opera della Campion non è solo un poema o una ballata ma un vero e proprio quadro vivente in cui i colori, i paesaggi, le scene di vita campestre e le varie inquadrature richiamano alla mente la pittura degli impressionisti. Inoltre la regista porta con ambizione sullo schermo la poesia di Keats, il suo romanticismo non fine a se stesso ma etico, il suo amore per il paesaggio, il suo farsi assorbire dalle passioni fino all’estasi, alla negazione di se stessi. La pellicola è ricca di scene suggestive fatte di piccoli gesti, piccole e dolci carezze, profondi sguardi, mani che si intrecciano e candidi e innocenti baci; le passeggiate lungo i viottoli, i rossori di Fanny, la scena in cui, stesi nel letto uno di fronte l’altro realizzano un loro futuro immaginario, lontano dalla realtà che li circonda e che sembra solo volerli separare. La regista infatti sembra voler tutelare i suoi protagonisti, chiuderli dentro una tela, tanto spessa così che possa emarginarli e proteggerli dalla realtà, ma non abbastanza resistenti da impedire alla realtà di penetrarvi.

Con grande maestria ed passione Campion torna sullo schermo a regalarci un ritratto della prosaica Fanny che fu il sogno di John Keats e alla quale dedicò una poesia Bright Star ovvero stella lucente. Un film che con sobrietà ed accuratezza mostra uno spiraglio di luce nei confronti del genio poetico che fu John Keats. Piangerete magari. Io l’ho fatto. Ma lasciatevi rubare solo due orette del vostro tempo, non ve ne pentirete.



Oh fossi come te, lucente stella,
costante - non sospeso in solitario
splendore in alto nella notte, e spiando,
con le palpebre schiuse eternamente
come eremita paziente ed insonne
della natura, le mobili acque
nel loro compito sacerdotale
di pura abluzione intorno ai lidi
umani della terra, o rimirando
la maschera di nuova neve che
sofficemente cadde sopra i monti
e sopra le brughiere, no - ma sempre
costante ed immutabile posare
il capo sul bel seno maturante
del mio amore e sentire eternamente
il suo dolce abbassarsi e sollevarsi,
per sempre desto in una dolce ansia,
sempre udire il suo tenero respiro
e vivere cosi perennemente -
o svenire altrimenti nella morte

                                (Bright star- John Keats)

giovedì 23 agosto 2012

Adam Sevani torna a ballare in "Step up4 revolution"

Pronti a scendere in pista con il nuovo ed entusiasmante episodio della saga "Step Up": STEP UP 4 REVOLUTION. Diretto da Scott Speer, la pellicola ha come protagonisti Ryan Guzman e Kathryn McCormick, e conta sulla partecipazione di Peter Gallagher, che tutti noi conosciamo come Sandy Cohen in The O.C. e Adam Sevani che anche in questo episodio vestirà i panni dell'indimenticabile Muso, il ragazzo che con la sua gaiezza,la sua simpatia e i suoi passi di danza, ci ha affascinato per gli ultimi due film. A differenza dei primi tre film, prodotti dalla Touchstone Pictures e distribuiti dalla Walt Disney Pictures, questo sarà il primo ad essere prodotto e distribuito esclusivamente dalla Summit Entertainment senza l'influenza della Touchstone. 

Trama:  Emily (Kathryn McCormick), figlia di un attivissimo uomo d'affari, si trasferisce a Miami con la speranza di diventare una ballerina professionista, ma si innamora di Sean (Ryan Guzman), un ragazzo a capo di un gruppo di ballerini che inscena elaboratissimi flash mobs per la città. La crew, chiamata the MOB, punta a vincere un torneo di ballo che mette in palio un'opportunità di sponsor, ma il padre di Emily (Peter Gallagher) è interessato a comprare lo storico quartiere dove essi si esibiscono. Emily, insieme Sean ed i MOB, deciderà di organizzare una protesta fatta di sola danza, nella quale metterà in ballo i propri sogni lottando per una buona causa.

Trailer italiano:

Con le musiche di Aaron Zigman, la colonna sonora di Jennifer Lopez e Flo Rida, e le strabilianti coreografie di Travis Wall, tenetevi pronti e non perdetevi questo altro episodio di "Step Up".

Recensione "I Tudors" - seconda stagione

"Brava gente cristiana, io sono venuta qui a morire rispettando la legge e rimettendo me stessa alla volontà del re, mio signore. E se nella mia vita ho mai offeso la grazia del re, di sicuro con la mia morte farò adesso ammenda. Io prego e imploro tutti voi di pregare per la vita del re, il mio e il vostro sovrano e signore, che è uno dei migliori principi sulla faccia della Terra e che mi ha sempre trattato con benevolenza. Per cui io mi sottopongo alla morte volentieri e chiedo umilmente perdono a tutto il mondo. Se qualcuno dovesse accogliere la mia causa, chiedo solo di venire giudicata con clemenza. Così io mi congedo dal mondo e da voi. Desidero, con tutto il cuore che preghiate per me”. 

E’ con estrema dignità che ha termine una vita che l’Inghilterra, credo, possa vantare. La presenza di Anna Bolena sul trono d’Inghilterra non fu molto benevola: soggetta a sguardi colmi d’odio, voci sprezzanti e continui complotti. Durante la sua incoronazione, avvenuta nel maggio del 1533, si udirono pochi grida che invocavano “lunga vita alla regina”, anzi furono udite numerose risate di scherno e ingiurie contro la nuova 

regina e a favore di Caterina. Anna era odiata per molti motivi: prima di tutto, aveva umiliato pubblicamente l'amata regina Caterina d'Aragona, simbolo dell'integrità morale, dell’antica fede cristiana e dell'umiltà per tutti i sudditi. Inoltre, l'aver spinto Enrico a separarsi dalla Chiesa di Roma e dal papa poteva essere solo frutto di un potente e malefico sortilegio, poiché nessuna brava donna aveva mai fatto commettere azioni così scandalose ad un uomo, specialmente ad un re. Ciò faceva di Anna, agli occhi del popolo, una crudele e spietata strega. Nonostante tutto ciò, Anna camminò sempre a testa alta e con grande dignità, solo per l’amore verso il re. La sua sicurezza dipendeva da questo. Ma questa sicurezza non durò a lungo; infatti all’ottavo mese di gravidanza Anna ebbe un funesto litigio con Enrico il quale le disse che avrebbe dovuto chiudere gli occhi e sopportare le altre amanti come donne migliori di lei avevano fatto, alludendo a Caterina la quale aveva dovuto “accettare” che il re avesse numerosissime amanti. E nonostante tutto è stata condannata a decapitazione per aver giaciuto con “oltre cento uomini” come disse mastro Cromwell. Dopo aver sopportato i tradimenti di Enrico è stata lei stessa giudicata come adultera, portata sul patibolo e uccisa dal boia. Ma nonostante il dolore e l’approssimarsi della sua morta, Anna con grande dignità e amore ha supplicato il popolo di pregare per il suo re che è buono e giusto: La mia ammirazione nei suoi riguardi cresce a dismisura, per aver camminato sempre a testa alta e soprattutto per aver perseverato nell’amore del re anche quando quest’ultimo le aveva voltate le spalle.

Così come l’avevamo lasciata la serie continua a raccontare gli intrighi e gli scandali alla corte di Enrico VII, solo con un maggiore tasso di erotismo e violenza e  lasciando maggiore spazio ad altri personaggi. La seconda stagione si concentra molto sulla figura del segretario Thomas Cromwell, il quale ebbe un ruolo notevolmente importante per la Riforma: vediamo, infatti, Cromwell portare avanti l’abolizione dei monasteri, inoltre sostenne apertamente la volontà del re di liberarsi di Anna Bolena per poi unirsi in matrimonio con Jane Seymour, spinto dal fatto che la regina aveva avuto da ridire sulla gestione del denaro derivato dalla soppressione dei monasteri. Accanto alla figura di Cromwell appare quella del subdolo e calcolare Tommaso Bolena, uomo privo d’animo e sensibilità che assiste alla morte dei due figli senza fare una piega perché ciò che importa è il suo titolo di conte, null’altro.
Emozionante la scena della morte di Anna Bolena; nonostante fossi già abituata all’idea della sua morte, vederla è stato davvero commovente. Le sue parole mi hanno fatto salire le lacrime agli occhi, i flashback sul passato di Anna, mentre da bambina giocava con il fratello e il padre, che sembrava quasi umano, sono stati davvero il massimo dell’emozione. Sarò sincera, nonosante in questa seconda stagione, Anna Bolena sia stata dipinta come una poco di buono, io continuo comunque a stimarla e ad amarla, come donna e come regina. Ma in questa serie è venuta a mancare anche un’altra donna che mi aveva affascinata per la sua fede e la sua integrità morale: Caterina D’Aragona. La scena della sua morte e della lettera che aveva scritto per Enrico sono state davvero ben curate, fatte per suscitare la commozione degli spettatori. Sempre ottime le interpretazioni degli attori, notevole la scenografia e i dialoghi, riprese suggestive ed eccellente fotografia. Gli ambienti sono finemente ricostruiti e i costumi riprendono alla perfezione la moda del ‘500. Adesso aspettiamo di vedere come si sviluppa la storia, con Jane Seymour come nuova regina d’Inghilterra e in seguiro Anna Cleves. 

sabato 28 luglio 2012

Recensione "Il curioso caso di Benjamin Button"

Il tempo attraversa inesorabilmente le vite degli esseri umani; non c’è modo di sfuggirgli. La vita è una continua lotta contro il tempo. Il tempo scorre sulle vite dell’uomo in un lento percorso che culmina con la vecchiaia. Tutti invecchiamo. Tutti lasciamo che il tempo scorra sul nostro corpo, sulla nostra anima, sulla nostra vita. Tutti meno uno. Benjamin è il suo nome. Benjamin è nato in circostanze singolari. Benjamin è diverso da ogni altro bambino. Ogni bambino affronta il tempo, lotta contro di esso ma poi invecchia. E’ inreversibile. Ma Benjamin è diverso. Benjamin sfida il tempo, lo inganna e lo capovolge. Benjamin è nato “vecchio”. Il tempo attraversa la vita di Benjamin in senso opposto al consueto , costretto a ringiovanire man mano che cresce , ripercorrendo a ritroso le fasi della sua evoluzione fisica. Viene colpito dall’alzaimer a soli due anni di vita e il suo viso si ricopre di acne a settanta. Ma durante la sua vita Benjamin compie le esperienze dovutegli dalla vita. Vuole conoscere il mondo, viaggiare, scoprire, imparare, incontrare nuove persone. Ma Benjamin non riuscirà mai a incontrare realmente qualcuno, perché l’età gioca a suo sfavore. Se non ci fosse Daisy. La loro storia si evolve a un ritmo particolare, fragile e perfetta come può esserla solo quella tra persone affini che si incontrano a metà strada, mentre l’una si incammina verso la vecchiaia e l’altro marcia verso la giovinezza. Puoi vivere una vita partendo dalla fine o dall’inizio: puoi accusare il peso della vecchiaia, l’indebolimento delle forze psico-motorie e osservare tutte e persone più care scomparire. Ma puoi vivere la vita dall’inizio, ignaro di ciò che ti circonda, privo della percezione delle cose del mondo. E’ allora non cambia nulla. E’ solo nella parte centrale della tua esistenza che la vita si manifesta completamente.


“Per quel che vale... non è mai troppo tardi, o nel mio caso, troppo presto per essere quello che vuoi essere. Non c'è limite di tempo, comincia quando vuoi... puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo, possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio. Spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa delle tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.”

Il film s’ispira al racconto di Francis Scott Fitzgerald “Il curioso caso di Benjamin Button”, ma David Fincher innalza un vero monumento alla vita, alla morte e soprattutto al tempo. Una regia perfetta ed equilibrata, accompagnata da una scenografia eccelsa e da una fotografia elegante e sublime. A tratti si ha l’impressione che Fincher sostituisca la sua cinepresa con un pennello e si ha l’impressione di ritrovarsi tra la cornice di un dipinto. La sua regia è elegante e molto semplicente, confacente alla linearità della storia. Riesce a esaltare i momenti più poetici, più delicati della storia, quali le scene di danza, le scene più romantiche, come gli incontri tra Benjamin e Daisy. Nonostante la sua semplicità, la regia di Fincher è da ritenersi superba. La regia è accompagnata dalla magistrale interpretazione di un Brad Pitt diverso, ora ottantenne, ora meno che ventenne. Diamo la giusta importanza al trucco e agli effetti speciali che hanno contribuito notevolmente nella pellicola, ma Brad Pitt in questo sceneggiato è a dir poco superlativo. Ogni inquadratura ti regala qualcosa; anche nel silenzio Brad Pitt riesce a comunicare con lo sguardo, con il sorriso. Accanto a Brad Pitt si affaccia la figura di una eterea e candida Chate Blanchett sempre più bella, sempre più elegante, offre al pubblico una magnifica interpretazione, sia essa giovane o vecchia, dolce, disillusa, forte e coraggiosa. Un cast di tutto rispetto.

“Non è mai troppo tardi per essere quello che decidi di essere”.

Con questa frase ecco svelato il messaggio di questa pellicola. Non importa se vivi la tu vita partendo dalla fine o dall’inizio. L’importante è il modo in cui vivi la tua esistenza. E non importano gli errori che compirai nel tuo percorso; non importa il tempo che impiegherai per capire chi sei; puoi decidere chi sei, cambiare idea il giorno dopo e ricambiarla ancora; non c’è un limite di tempo; ma se ti accorgi di aver sbagliato, di non aver ancora trovato la tua identità, l’importante è avere la forza di ricominciare da zero e vivere tutto dall’inizio.



Voto complessivo: 5/5

giovedì 26 luglio 2012

Recensione "Midnight in Paris"


Parigi.La città, forse più romantica. Parigi, la città che ci fa sognare. Chi non ha mai desiderato visitarla? Ebbene in questa pellicola, il genio Woody Allen ci trascina all’interno dell’atmosfera di Parigi, bella, lussuosa, elegante al contempo raffinata. La bellezza di questa città viene esaltata dalla fotografia color pastello(meravigliosa e indescrivibile) di D. Khondji, attraverso la quale si ha davvero la sensazione di trovarsi per le vie e i parchi di Parigi, che fa da sfordo ad una storia alquanto brillante e creativa. Ciò che contribuisce a rendere ancora più magico e frizzante il clima di questa pellicola sono senza dubbio le musiche di S. Wrembel: delle melodie dolci che ti trasmettono tranquillità e pace e al contempo sono capaci di farti venire il buon umore.
Attraverso quest’opera, che ha aperto l’ultimo festival di Cannes, Woody Allen presenta come protagonista un uomo nostalgico del passato che cerca di fuggire da questo presente banale e per nulla appagante, convinto che avrebbe vissuto molto meglio nella Parigi degli anni ’20. Da questa storia Woody Allen ha probabilmente cercato di far rivivere una cultura che oggi ormai tende ad essere ignorata. Trovandosi in viaggio a Parigi il protagonista, Gil, comincia a vagare solitario per la città, annusandone il profumo di magia e riscoprendo i suoi miti letterari. Quando una notte Gil si ritrova catapultato nella Parigi degli anni ’20, alla quale vi accede solo di mezzanotte, si ritrova a frequentare alcuni tra i più grandi artisti dell’epoca quali Ernest Hemingway, Pablo Picasso, Scott e Zelda Fitzgerald; personaggi ironici che rendono il tutto molto più godibile. Di giorno Gil torna al essere il mediocre e impacciato Gil del XXI secolo, costretto a vivere questa vacanza con la fidanzata ed i suoceri, ma di notte trova tutto ciò che ha sempre desiderato (?). Ma quel che Gil sta facendo è fuggire da se stesso per ricercare nel passato quel senso di sicurezza che manca nella sua vita. Con umorismo, maestria e abilità stilistica Allen si cimenta in un film diverso dagli ultimi da lui diretti, ricco di brio, humour; un invito a vivere il presente in maniera consapevole, seppur ricco di difetti. Certo che bisogna valorizzare il passato traendo anche utili insegnamenti ma non sarebbe producente abbandonarsi completamente ad esso. In questo senso Allen esalta la bellezza della vita e dei rischi perché solo così riusciremo a ottenere ciò che desideriamo, in quanto veniamo posti di fronte a delle scelte. Proprio ciò che accade a Gil una volta conosciuta la bella e sensuale Adriana. Gil comprende che il suo senso di smarrimento è dettato, non dall’epoca storica in cui si trova a vivere bensì dalle scelte sbagliate. Bè che dire un film davvero magnifico che mi ha portato a riflettere e a non lasciarmi coinvolgere da sentimenti nostalgici verso un’epoca che sarebbe stata comunque insoddisfacente, se non vissuta con cognizione.
Che dire… una pellicola che racchiude al contempo cultura, freschezza, nostalgia il tutto incorniciato da un’ottima recitazione di Owen Wilson che con il suo sguardo vitreo e le varie balbuzie ha reso il tutto più simpatico e leggero, nonostante il reale messaggio lanciatoci dall’autore che leggero non è. 

Voto complessivo: 5/5

sabato 21 luglio 2012

Jane Austen e Emma Morley per Anne Hathaway

Anche oggi vorrei dedicare un pò del mio tempo alla sezione riguardante il cinema. Voglio infatti parlarvi di un'attrice che mi sta molto a cuore e che seguo ormai da un pò di tempo. Si è proprio lei la bellissima Anne Hathaway. Credo che ormai la conosciate tutti.L'abbiamo vista nei panni della grande scrittrice Jane Austen, della protagonista del romanzo di Nicholls,Emma Morley, Il diavolo veste Prada, la regina Bianca di Alice in Wonderland, film di Tim Burton, in Amore e altri Rimedi e tra poco la vedremo anche ne Il Cavaliere Oscuro. Una carriera degna di tutto rispetto. Ma vediamo prima di tutto qualche notizia sulla sua vita.

Nata nel borough newyorkese di Brooklyn e cresciuta a Millburn fin dall'età di sei anni, Anne è figlia di Gerald Hathaway, un avvocato, e Kate McCauley, a sua volta attrice: proprio sua madre fu il modello che ispirò la giovane Hathaway a seguirne le orme.
Di educazione cattolica, a 11 anni accarezzava il sogno di consacrarsi come suora, ma già a 15 anni ha abbandonato il cattolicesimo quando, appreso dell'omosessualità di suo fratello, ha deciso di non voler far parte di una religione che ne condannava l'orientamento sessuale. Da allora si è sempre definita «cristiana generica», non riconoscendosi in alcuna delle confessioni cristiane esistenti.
Nel 2008, si è legata sentimentalmente al collega Adam Shulman
Il suo primo ruolo al cinema è stato nella commedia Disney, Pretty Princess, seguita dal sequel Principe azzurro cercasi. Nel 2004 è stata protagonista della fiaba grottesca Ella Enchanted- Il Magico mondo di Ella.

Solo nel 2005 la Hathaway ha cominciato a recitare nei panni di personaggi diversi da quelli delle prime commedie, come in Havoc, nel quale interpreta una ragazza di buona famiglia che decide di darsi alla frequentazione di amici pericolosi, e in I segreti di Brokeback Mountain, film che si aggiudica l'Oscar, dove interpreta Lureen, moglie di un cowboy segretamente gay. Chiuso il contratto con la Disney, ha recitato nel film che l'ha resa veramente celebre nel grande schermo: Il diavolo veste prada accanto a Meryl Streep.Nel 2007 è scelta per interpretare la scrittrice Jane Austen nel biopic Becoming Jane a fianco di Maggie Smith e James McAvoy. Nel 2010 è la Regina Bianca in Alice in Wonderland, di Tim Burton, mentre nel 2011 è uscito nelle sale italian, Amore e altri rimedi, che la vede protagonista assieme a Jake Gyllenhaal.
Nel 2012  interpreterà il ruolo di Fantine in Les Misèrables di Tom Hooper, adattazione cinematografica del noto musical di Broadway Les Misérables, in uscita il 25 gennaio 2013, che la vede a fianco di Hugh Jackman e Russel Crowe.

Becoming Jane
Becoming Jane è un film biografio diretto da Julian Jarrold, che racconta i primi anni della celebre autrice di "Orgoglio e Pregiudizio", concentrandosi maggiormente del suo rapporto con Thomas Lefroy. In questa pellicola vediamo Anne nei panni della nostra ormai cara Jane Austen. Contro l'anacronismo che vedeva figlie e mogli in condizioni di immaturtà cultura, e contro una società, fondata sull'ipocrisia e sui pregiudizi, Jane Austen rappresenta il modello di donna emancipata, libera dall'ignoranza che caratterizzava le donne dell'epoca e dotata di vasto intelleto e cultura, tale da rendela, ancora ai giorni nostri, l'eroina per eccellenza e libera dalle convenzioni che impedivano alle donne di emergere per la loro cultura.  

One Day 
Lei è Emma Morley, protagonista del film "One Day" tratto dall'omonimo romanzo di David Nicholls. Emma è una ragazza di modeste origini, ambiziosa e desiderosa di rendere il mondo migliore. Vorrebbe diventare una scrittrice ma si accomntenta di servire tavoli Ha solidi principi, crede nel vero amore. Nella prima parte del film vediamo un Emma molto sarcastica, solare ancora giovane e osservando Anne Hathaway mi accorgo che quel personaggio le si addice alla perfezione. Nella seconda parte Emma è ormai una donna, una scrittrice ancora alle prime armi ma che è già riuscita a catturare miliore di lettori. Un personaggio davvero magnifica e un'interpretazione a dir poco magnifica. 

Amori e Altri Rimedi
Maggie Murdock è una ragazza affetta dal morbo di Parkinson, dal carattere sorprendente, sveglia, chiara e diretta, intelligente e malinconica. Anche in questo film l'interpretazione della Hathaway è come sempre perfeta. Nonostante mi aspettassi di più dal film, sono comuqnue rimasta soddisfatta da Anne hathaway. 

Recensione "Vacanze Romane"


“Anna: e a mezzanotte, me ne tornerò, simile a Cenerentola, là da dove sono evasa.  
Joe: E sarà la fine di una bella favola!”  

“La principessa Anna, erede al trono di un regno immaginario, giunge a Roma dopo aver visitato altre capitali europee. La rigida etichetta che è obbligata ad osservare la esaspera ed una sera, eludendo la sorveglianza del suo seguito, esce sola per le strade. Poiché il medico, per mitigare il suo nervosismo, le ha praticato un'iniezione calmante, le accade di addormentarsi su un muretto. Qui la scopre il giornalista Joe Bradley, il quale, non riuscendo a sapere da lei il suo indirizzo, la porta a casa sua, dove la sconosciuta s'addormenta su un divano. Le notizie raccolte la mattina seguente al giornale rivelano a Bradley che la sconosciuta è la principessa Anna ed egli si appresta a ricavare dal casuale incontro un articolo sensazionale. Segue la giovane principessa nel suo vagabondaggio, mentre un amico, unitosi a loro, va scattando fotografie. La sera alcuni agenti, mobilitati dall'ambasciata, riconoscono la principessa in un dancing, ma Bradley e il suo amico riescono a riportarla a casa. Benché tra Bradley ed Anna sia fiorito, in quelle ore, un tenero sentimento, la principessa, conscia dei suoi doveri, ritorna all'ambasciata. Bradley rinuncia a pubblicare il suo servizio e il giorno dopo, durante una conferenza stampa, offre in omaggio ad Anna le fotografie scattate dall'amico.”

Un film dolcissimo! Il film che ha permesso al mondo intero di conoscere Audrey Hepburn, nei panni della giovane principessa Anna, obbligata ad osservare la rigida etichetta, che si concede una giornata libera per le vie di Roma… 
“Via Margutta n.53” è il posto in cui Joe Bradley porta la principessa Anna, dopo averla trovata in una panchina addormentata a cause di un calmante. Il giorno dopo Bradley, desideroso di ricavare dal loro incontro un articolo sensazionale accompagnato da fotografie, segue Anna in giro per Roma. Si! La nostra bellissima Roma fa da sfondo a questa vicenda, una città magica e ricca di Storia alle spalle.
Una favola dolce, gustosa e delicata. Il film nacque con pretese esclusivamente turistiche: si voleva presentare Roma come una città piena di vita e di gente allegra, il tutto condito da angoli artistici e caratteristici. Teatro adatto ad una favola moderna con tanto di principessa che fugge dal castello ed incontra per la strada il suo principe azzurro, che poi non potrà avere. Il racconto fila via spumeggiante e veloce, senza pause e pesantezze turistiche. I personaggi, pur se di fiaba, sembrano reali e la loro storia potrebbe essere la storia di tutti. Il film rimane godibile anche a distanza di molti anni e la scena finale, quella dell'addio, fa venire il groppo alla gola indipendentemente dalle volte che si è vista.
Osservando Audrey in questo film ho più volte ripensato alla bellissima Vivian Leigh e alla sua bellissima interpretazione di “Via col Vento”; c’è qualcosa, nelle loro interpretazione che le accomuna: forse la parte della principessa viziata e scontenta con i suoi innumerevoli capricci..Proprio quella scena mi ha riportato alla mente Miss Rosella O’Hara.
Insomma una pellicola che, al pari di “Via col Vento” o “colazione da Tiffany”, non tramonterà mai…Pur essendo un film girato nel 1953 rimane sempre comunque attuale.



venerdì 20 luglio 2012

Recensione "Le pagine della nostra vita"


Tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks, “Le pagine della
Nostra vita” è un film drammatico/nostalgico diretto dal regista Nick Cassavetes e interpretato da Ryan Gosling nei panni del giovane Noah e Rachel McAdams nei panni della bellissima e seducente Allie.
North Carolina 1950. In una casa di riposo, un uomo anziano sta leggendo a una donna pagine sbiadite dal tempo di vecchi quaderni di appunti. Le sta narrando la storia di due giovani innamorati, Noah Calhoun e Allie Hamilton. Dopo una splendida estate passata insieme, Noah e Allie, provenienti da ceti sociali differenti, sono costretti a separarsi poiché i genitori di lei non approvano i loro sentimenti. Nel frattempo scoppia la Seconda Guerra Mondiale, Noah parte per il fronte e Allie, non ricevendo alcuna notizia dal suo innamorato, si fidanza con Lon, un giovane benestante che piace molto alla sua famiglia. Finita la guerra Noah torna a casa e decide di restaurare un'antica casa per accogliere Allie, se lei lo vorrà. La ragazza però, si trova a dover scegliere tra contraddire i desideri dei suoi genitori o seguire il suo cuore…
La storia è articolata in due differenti periodi: l’estate che fa da sfondo alla vicenda amorosa seppur “impossibile” di Noah (povero e in miseria) ed Allie (ricca e di ceto elevato). Al giovane Ryan Gosling si alterna l’anziano J.Garner intento a prendersi cura della sua adorata moglie Gena Rowlands. Seppure con scarsa interpretazione di quest’ultima, forse poco convincente nel ruolo di Allie, la storia di quest’amore impossibile (o forse non così tanto), è così coinvolgente, così romantica e ricca di emozioni che vi farà amare questa pellicola, diretta con grande maestria e abilità (seppur con qualche difetto) dal regista. I ripetuti flashback vengono inseriti con abilità all’interno della storia guidando facilmente gli spettatori nella visione del film e nella vita dei due giovani, chiara fin dall’inizio. Il paesaggio regna sovrano all’interno del film, fotografato magnificamente e rappresentato forse negli aspetti migliori della natura. Il tutto incorniciato da una magnifica interpretazione, ricca di pathos da parte dei due giovani attori.
L’attore Ryan Gosling veste i panni di un ragazzo povero e in tenuta poco elegante dedito al suo lavoro di falegname. L’attrice Rachel McAdams che sembra invece dotata di fascino anni ’50, ha incarnato perfettamente lo stereotipo di donna negli anni della Seconda Guerra Mondiale, mostrandosi come una fanciulla viziata sì, ma determinata a ottenere ciò che vuole. Con sottofondo delle musiche di Alan Heim “Le pagine della nostra vita” è una pellicola davvero bella, che non annoia sicuramente, che sconvolgerà i cuori di tutte le donne ( e perché no, uomini) romantiche desiderose anch’esse di vivere una favola come quella di Noah ed Allie. Distribuito nelle sale cinematografiche nel 2005 “Le pagine della nostra vita” ha fatto innamorare, e continuerà ancora, milioni di persone. 

Voto complessivo: 4/5