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lunedì 25 marzo 2013

Recensione "Ragazzo da Parete"- Stephen Chbosky

Vi è mai capitato di ricevere delle lettere da un ragazzo che non avete mai incontrato, di cui non sapete nulla e che probabilmente non è neanche vostro concittadino? Un ragazzo che con ogni probabilità avrà pescato il vostro indirizzo da un lungo elenco? Un ragazzo che vi considera suo amico e regolarmente affida emozioni e turbamenti ad una serie di lettere dentro cui racconta la sua vita e i suoi pensieri? Be io sì. Io ho avuto la fortuna di leggere le confidenze di un ragazzo solo, intelligente e incompreso, la cui unica compagnia erano i libri, fin quando non incontra Patrick e Sam ad una partita di football. Da allora la sua vita cambia e si colora di tante sfumature. Fa nuove esperienze, conosce nuovi amici e un professore, Bill, che lo stima e lo considera come un suo pari. Bill riesce ad andare oltre e a cogliere le qualità di Charlie cercando di stimolarlo a leggere romanzi sempre più complicati che di volta in volta diventeranno i suoi preferiti: Kerouac, Salinger, Thoreau, Lee, Shakespeare, Rand e Fitzgerald. Charlie però non è come gli latri ragazzi; è ingenuo, molto riflessivo e profondo, estremamente sensibile. E’ il confidente perfetto, che non tradisce mai. E’ un ragazzo da parete. Un ragazzo che osserva e ascolta le persone. E lo fa sul serio. Un ragazzo molto più simile a me di quanto avrei mai potuto credere. Ed è diventato davvero un amico per me. Anzi forse più di questo: Charlie è una parte di me, con tutti i pregi e i difetti. Sì, perché di questi ultimi noi ne abbiamo tanti ma è pur vero che senza questi non saremmo ciò che siamo: forse siamo troppo sensibili, non abbiamo carattere, possiamo sembrare poco partecipi, non siamo in grado di agire e preferiamo tenere tutto dentro. Ed è per questo che sfoghiamo tutto su un foglio. Ma non tutto il male vien per nuocere: se non fosse stato così non avrei mai conosciuto Charlie e non avrei capito tante cose per cui devo ringraziare solo lui. Grazie Charlie per avermi tenuto compagnia e per avermi confessato le tue ansie, i tuoi timori e le tue gioie.

“Ragazzo da perete” è un libro che ti lascia dentro tante intricate sensazioni. E alla fine è davvero triste perché inizi davvero a credere che tutto sia reale, che Charlie sia stato lì con te e che abbia parlato con te, e quando giri l’ultima pagina affiorano le lacrime e ti chiedi cosa stia facendo e cosa abbia in mente per il suo futuro. Ma una cosa è certa: che Charlie lo ritroverai tutte le volte che vorrai, tutte le volte in cui ne avrai bisogno sarà lì pronto a raccontarti tutte le sue avventure attraverso le quali potrai trovare risposte ai tuoi dubbi da adolescente osservatore e riflessivo come credo tu sia.

Era da un po’ che non leggevo un libro che mi piacesse così tanto. Sarà stata la forma epistolare ed il linguaggio estremamente confidenziale a immergermi nella storia; o sarà la somiglianza con Charlie. Sicuramente saranno stati tanti i fattori che hanno contribuito a farmi amare questo libro. Da non sottovalutare poi la componente psicologica del romanzo: i problemi relazionali, i traumi infantili, la paura di esporsi e venir giudicati dagli altri. I personaggi sono visti attraverso gli occhi del protagonista, che ne ricava un profilo comportamentale e psicologico. Vicende quotidiane dense di situazioni che si presentano esilaranti, drammatiche e commoventi descrivono il contesto attraverso cui vengono affrontati problemi abbastanza pesanti: la difficoltà di essere gay, la violenza familiare e l’eterna lotta tra popolarità e emarginazione all'interno delle scuole superiori. Lo stile è fluido e versatile, il linguaggio essenziale tant'è che il libro si legge in pochi giorni. Scorrevole, divertente, giovane e fresco, intenso. Un libro commovente nel suo realismo. E’ proprio il caso di dire : "Capisci di aver letto un buon libro quando giri l'ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico." (Paul Sweeney)


Voto: 5/5

mercoledì 20 febbraio 2013

Recensione "Il canto della Rivolta" - Suzanne Collins

'Che i giochi abbiano fine'.

E’ giunto il momento. La battaglia finale sta finalmente per avere inizio. Katniss Everdeen è riuscita a sopravvivere per la seconda volta agli Hunger Games. E al suo ritorno assisterà a delle rivelazioni importanti. Il Distretto 13 esiste ancora. Peeta è tenuto prigioniero da Capitol City. Plutarch Heavensbee con la collaborazione di Haymitch si fa ideatore di una rivolta per eliminare il presidente Snow; ed hanno bisogno della loro Ghiandaia Imitatrice per farlo. Katniss Everdeen. La ragazza di fuoco. E’ lei la ghiandaia imitatrice, colei che riuscirà a riunire tutti i Distretti nella lotta contro Capitol City e contro il presidente Snow. Ma la battaglia si preannuncia più dura del previsto e per Katniss non sarà facile portare a terminare la sua missione. Ci saranno numerose perdite. Molti amici e conoscenti perderanno la vita. Ma ne varrà la pena di sacrificarsi per la libertà.

Esistono libri che riescono a farti dimenticare chi sei veramente, libri in grado di risucchiarti in un mondo da cui non vorresti mai uscire, libri che ti sprofondano nel cuore scavandosi un posto tutto per loro. Si crea un forte legame con l’ambientazione, con ogni personaggio che ne popola le pagine, nessuna esclusione. E l’intera saga di Hunger Games ne è un esempio. ‘Il canto della rivolta’ è l’ultimo capitolo di questa saga eccellente che è stata in grado di sconvolgermi come nessun altro libro aveva fatto. Ed essendo il grande finale, le aspettative sono alte e difficili da colmare. Ma la Collins riesce brillantemente in questo intento. Il titolo dice tutto eppure non può descrivere l’intensità che si cela dietro le pagine di questo straziante epilogo dell’avventura di Katniss Everdeen e dei suoi compagni. Dopo la scintilla esplosa ne ‘La ragazza di Fuoco’, la rivolta arriva come qualcosa di inatteso, ma fortemente desiderato e la ragazza in fiamme ne diventerà il volto.
Confusa, terribilmente lontana da Peeta, che è stato catturato dalle forze di Capitol City, Katniss deve ricomporre sé stessa dopo essere andata in pezzi negli ultimi Giochi e accettare il nuovo destino che l’attende.
Sembra che l’unica strada per lei sia quella di diventare la Ghiandaia Imitatrice che canterà la rivolta in tutta Panem grazie a una strategica propaganda ideata dai Ribelli. Solo così sarà possibile unire i rivoluzionari in un unico movimento e un unico ideale: riconquistare la libertà ponendo fine al potere di Capitol City.
Ma la libertà ha un prezzo davvero molto alto che richiede il sangue e le lacrime degli innocenti burattini che Capitol City è riuscita a piegare al proprio volere. E nemmeno la Ghiandaia Imitatrice, che sente sempre di più di essere in trappola, può restare indifferente all'incessante urlo di dolore che la guerra porta con sé.
I costanti colpi di scena e ribaltamenti non solo mettono alla prova la stabilità mentale dei protagonisti e dei lettori, ma rendono impossibile comprendere di chi sia giusto o sbagliato fidarsi.
Così mentre Gale abbraccia la lotta con innata fermezza e Peeta sembra andare in pezzi, e di sicuro manda in pezzi il cuore dei lettori, a causa delle torture del Presidente Snow, Katniss deve affrontare le conseguenze delle proprie scelte, cercando di non farsi divorare da esse.
In questo libro come non mai, Katniss sarà preda della propria impulsività e dei propri sentimenti, compromessi dall'atroce e sadico gioco messo in atto dal Presidente Snow per distruggerla. Un gioco fatto di perdita e morte, di tortura e spettacolarizzazione della sofferenza delle persone a lei più care, un gioco a cui, lo ammetto, io avrei perso.
Quella che infuria dentro ‘Il canto della rivolta’ è una lotta epica e cruenta, che la Collins ha saputo narrare con innata credibilità, contrapponendo scenari sanguinari al classico senso dello spettacolo di Capitol City. Non sono solo i fucili e gli archi a sparare, ma anche i media che inscenano uno show degno degli Hunger Games in cui, ancora una volta, Katniss si troverà invischiata.

Originale, emozionante, commovente, cruda, violenta e macabra. Come i due capitoli precedenti della saga, ‘Il canto della rivolta’ scorre velocemente, non annoia mai, concordo con King nel ribadire che da assuefazione. Ci tengo particolarmente a fare gli ultimi complimenti all'autrice. Non era facile essere originali nel presentare un futuro postmoderno e post apocalittico, ma Suzanne Collins ha puntato lo sguardo su qualcosa di nuovo: i reality show,il parassitismo mediatico, la morbosità della televisione.
E invece di fare della critica intellettuale, la esalta e ne mette a nudo tutta la violenza, il sangue e l'aggressività. La spoglia e ne mostra il ghigno più crudo, senza mai indulgere nella autocommiserazione. Ma nello stesso tempo non è la violenza che trionfa, nè l'eroismo di Katniss né di chiunque altro. Katniss non guida totalmente la rivolta, nè è solo una pedina. Il Distretto 13 non si rivela il luogo di pace e libertà tanto desiderato, e la presidente Coin forse potrebbe essere un tiranno peggiore di chi l'ha preceduta… e probabilmente non sapremo mai la verità su Prim.
Ed è così che alla fine sono solo Katniss e Peeta a vincere. Più di tutto Peeta, che viene devastato,depistato, annientato nella sua bontà per poi cercarsi e ritrovarsi. E' la sua bontà che salva, che riscalda un finale triste e sconsolato. E’ il suo amore che purifica, la speranza che lui possa riscattare i sotterfugi e il doppio gioco in cui tutti sembrano invischiati.
Solo su di lui non cade tutto questo fango, questa bassezza, questa vergogna. Solo lui si estranea da tutta questa violenza. E’ rinascita, non distruzione.

'Quello di cui ho bisogno per sopravvivere non è il fuoco, acceso di odio e di rabbia. Quello di cui ho bisogno è il dente di leone che fiorisce a primavera. Il giallo brillante che significa rinascita anziché distruzione. La promessa di una vita che continua, per quanto gravi siano le perdite che abbiamo subito. Di una vita che può essere ancora bella'.

Per concludere, credo che ‘Il canto della rivolta’ sia il finale perfetto per una saga che si è sempre distinta per il semplice fatto di non condividere la tradizione fantasy di altri suoi predecessori dove il cerchio si chiudeva in un bel lieto fine speranzoso e ricco di buoni sentimenti. Al contrario la Collins non mente e, nonostante la battaglia contro Capitol City si concluda con un'importante vittoria, la focalizzazione si sofferma sui dolori e le conseguenze che i combattenti hanno subito e che si porteranno dietro per il resto della loro vita perché dopo essere stati così fortemente a contatto con il Male, non c'è più speranza di salvezza per loro. Pensandoci ora, non riesco ad immaginare una conclusione migliore per questo viaggio che è Hunger Games e l'autrice si dimostra fino alla fine una narratrice in grado di sorprendere, esaltare, commuovere, spaventare, far riflettere e, sopratutto, far soffrire il lettore creando un ultimo capitolo a cui posso attribuire un solo aggettivo: straziante. Straziante perché vero, straziante perché doloroso e, contemporaneamente, bellissimo. Sembrerà stupido da parte mia, ma adesso, ogni volta che sfioro le copertine di questi tre volumi mi sento pervadere da un'angoscia talmente forte da far salire le lacrime agli occhi e, insieme a questa angoscia, arriva una triste malinconia per quel mondo così vicino al nostro, per tutti quei personaggi tanto reali da riuscire a rispecchiare le diverse sfaccettature dell'animo umano, per la grandiosa Katniss con cui mi è sembrato di condividere esperienze, paure, dubbi, gioie e dolori e che durante quest'ultimo anno, nella sua essenza di carta e inchiostro, ho sentito più vicina di tante altre persone reali.
Mi mancherà questa saga e mi mancheranno Haymitch, Peeta, Gale, Finnick, Cinna, Rue, Prim e la mitica Effie. Mi mancheranno tutti loro, tutti i miei ribelli. La Collins è riuscita a regalarci una storia che può parlare di tutti noi, una storia che parla di ribellione, amore e libertà.

Grazie per ‘la vita’ che mi hai regalato.
Grazie per le atroci avventure.
Grazie per Panem.
Grazie per la Ghiandaia Imitatrici e ciò che rappresenta.
Grazie per Cinna e grazie per tutti i suoi costumi che ‘mi hai permesso di indossare’.
Grazie per Effie
Grazie per Finnick.
Grazie per Rue.
Grazie per Haymitch.
Grazie per Gale.
Grazie per Peeta.
Grazie per Peeta e ancora grazie per Peeta.
Grazie per Katniss.
Grazie per gli Hunger Games.

Grazie Suzanne Collins.

5/5

Recensione "Le fiabe di Beda il Bardo"- J.K. Rowling

J.K.Rowling è riuscita a creare un universo alternativo di cui tutti ignoravano l’esistenza: l’universo della Magia. Chi ha detto che la magia non esiste? La Rowling ce ne dà una prova tangibile con tutti i suoi scritti dove “cala” letteralmente il lettore in un universo di cui si è sempre e soltanto sognato l’esistenza, ma di cui nessuno ne ha mai avuto la prova. Ecco, ne ho trovata un’altra! La saga di Harry Potter rappresenta già di per se la vita che tutti gli amanti lettori delle avventure del maghetto occhialuto e con la cicatrice a forma di saetta hanno vissuto, i luoghi in cui tutto sono stati e gli esseri magici e babbani che tutti hanno conosciuto, ma quest’ulteriore volume definisce ancor meglio, medianti aneddoti, storie di grandi maghi del passato ed esempi di virtù ed etica, quest’universo per certi versi ancora ignoto e inesplorato. Mediante cinque brevi favole, diverse dalla nostra Cenerentola, Pinocchio e Biancaneve ma sempre e comunque cariche di insegnamenti e buoni esempi, ci ritroviamo a studiare la storia, non più con personaggi quali Napoleone Bonaparte o Luigi XIV, ma la storia di maghi che si affrontavano prima dell’istituzione del Ministero della Magia, quando ancora non era vietato farsi sorprendere dai babbani nell’atto di compiere magie, quando le Arti Oscure non erano state ancora considerate proibite, quando ancora i maghi facevano sfoggio della Maledizione Imperio, Cruciatus e Avada Kedavra, le maledizioni senza perdono. E mi ritrovo a credere realmente di studiare la storia dei miei avi in un mondo che è il mio, nel quale sono nata e cresciuta anch’io e nel quale anch’io posseggo poteri magici. E soprattutto da queste storie traiamo utili insegnamenti al pari di qualunque altra classica fiaba: vediamo maghi che si spendono per aiutare gli altri anche a costo di sacrificare se stessi, o maghi che imparano che la forza per affrontare le difficoltà proviene da dentro di noi e non da un miracolo esterno o vediamo anche come sia impossibile ingannare la morte quando ella ci chiama al suo cospetto. 
Al termine di ogni favole segue il commento di Albus Percival Wulfric Brian Silente il nostro caro preside di Hogwarts che ci rammenta (nel caso ce ne fossimo scordati, anche se impossibile) di trovarci in quell’ambiente che ormai dovrebbe esserci familiare, che portiamo dentro come una parte di noi, e ci chiarisce, nel caso i 7 libri della saga non fossero bastati, le loro regole, i vari dissapori, le loro leggi e tutto ciò che riguarda il mondo potteriano.
Un libro che, anche se letto quando non si ha più 7 anni, riporta a quell’atmosfera quando la mamma ti leggeva le favole prima di andare al letto e prima del bacio della buonanotte… Un libro pensato per bambini, certo ma nel rispetto dei contenuti educativi rivolti anche a un pubblico più adulto, che sia babbano o meno. Scorrevole, per nulla impegnativo, occupa solo poche ore del tempo ricompensandoti però di secoli di vicende, dettagli e caratteristiche (come ho già detto) che hanno caratterizzato la nostra amata CASA e che non possiamo evitare di conoscere o non ci sentiremo davvero parte di essa.

3/5

Recensione "Lo spacciatore di carne" - Giuliano Sangiorgi

Edoardo è un giovane salentino, figlio di un macellaio, in trasferta a Bologna per frequentare l’Università. Durante un viaggio in treno conosce e s’innamora follemente di Stella. La ragazza prima lo avvia all’uso di ogni tipo di droga poi lo tradisce con il suo coinquilino e lo lascia. Ormai dipendente dalle pasticche colorate che lo trasportano in mondi spesso popolati dai ricordi d’infanzia nel mattatoio di famiglia, rinchiuso in uno mondo di solitudine e sciatteria, Edoardo trova nella carne che il padre gli manda da Sud una fonte per procurarsi la droga e finirà in una spirale di allucinazioni che lo farà precipitare nel baratro della follia.

Trentatrè anni, una carriera luminosa ed una voce da brivido, Giuliano Sangiorgi si cimenta per la prima volta nella stesura di un romanzo, che cela all’interno delle sue pagine pura e semplice poesia, un rimando ai suoi testi musicali. Sangiorgi ha il dono di comunicare anche in assenza di suoi. Qui la musica non c’è e il ritmo è tutto concentrato nella scrittura di uno pseudo-thriller psicologico che altro non appare se non una sua lunga canzone. “Lo spacciatore di carne” è una raccolta di pensieri, riflessioni e tormenti attribuite ad un io narrante che poco ha a che fare con il leader della band “Negramaro” (come precisa lo stesso Sangiorgi in un intervista). "Nelle canzoni racconto in prima persona, qui invece guardo il mondo con gli occhi di uno che non ha il volto mio, le parole mie, le mani mie, un padre come il mio, una famiglia come la mia. Il romanzo mi ha estraniato da me stesso e spalancato altri orizzonti. Ho cominciato a scriverlo tre anni fa in tour, poi mi sono fermato per il nuovo disco, infine nel mese di silenzio dell'anno scorso seguito a un intervento alle corde vocali - forse completamente allucinato dai farmaci che assumevo - ho terminato tre quarti della storia".
Forse una trama poco entusiasmante, un ragazzo che assiste all’età di cinque anni allo squartamento di un agnellino e ne resterà segnato a vita, che nonostante il ribrezzo nei confronti del padre, del sangue e della carne vede in essi l’unica via per procurarsi un po’ di pasticche entrando così in questo tunnel senza via d’uscita che lo condurrà alla follia. Ma chi come me si ritrova ad amare alla follia questo giovane poeta non può che rimanere affascinato e ipnotizzato dallo stile a dir poco eccellente.

In una città parallela Edoardo si abbandona ad una vita sciatta e solitaria cercando di barattare l’unico bene che il padre gli abbia lasciato: la carne. Nonostante gli sguardi stupefatti dei limoni della città (le facce spremute della gente che giudica, si scandalizza e si muove col branco) Edoardo cerca di portare a compimento il suo piano. "C'è una crepa nella vita di Edo che è la causa della sua lucida follia" aggiunge l'autore. "È l'esasperazione di un mondo dove si fa tutto per seguire la moda diventando conformista nell'anticonformismo - nell'abbigliamento, nella musica, nelle letture, persino nel regime alimentare. Vede, in questo libro di autobiografico non c'è niente, tranne i dubbi, quelli son tutti i miei: la chiesa, la religione, la famiglia. Anche nei momenti di più grande successo personale ho sempre avuto il dubbio di aver cominciato a cantare per far colpo su una ragazzina, per eccesso di ego. Ma il fatto di non considerarmi né cantautore né cantante né scrittore di professione mi permette di liberare me stesso. Scrivere è naturale, lo faccio senza alcun senso di responsabilità. È insopprimibile, inevitabile. Anche se fosse un twit o un biglietto da appiccicare sul frigo perché mi urge una frase... quel momento è comunque irripetibile; creare un mondo con le parole - che sia una stanza o dieci universi paralleli - è un'emozione che non ha uguali".

Giuliano Sangiorgi
Inutile dire, Sangiorgi è Sangiorgi: qualunque cosa scriva anche se inutile e scialba, a livello stilistico risulta sempre eccelsa. Al liceo sfidava l'insegnante di lettere, un "limone" dalla faccia contratta che non sopportava il suo codino. Così una volta si presentò con i capelli lunghi e arruffati ("allora ne avevo tanti") davanti alla cattedra: "Mi interroghi!" le disse. E quella, furente, lo cacciò dall'aula, ma non riuscì mai a dargli meno di sei, perché "Sangiorgi è uno che scrive benino". "Il sabato stavo in casa, aspettavo che i miei uscissero per fare lo stupido davanti allo specchio" racconta. "Non sapevo ancora suonare la chitarra, strimpellavo il piano. Accendevo le luci colorate, quelle che lampeggiano con la musica, sparavo a tutto volume Rattle and Humdegli U2 e facevo finta di essere uno di loro. All'epoca era Leopardi il compagno delle mie solitudini. Mi sconvolgeva quel pessimismo storico e cosmico che gli permetteva di essere così spaventosamente analitico. Poi negli anni ho amato Furore di Steinbeck, Fight Club di Palahniuk e, più recentemente, Educazione siberiana di Nicolai Lilin, Tutti i colori del mondo di Giovanni Montanaro e Dentro di Sandro Bonvissuto, un capolavoro. Non seguo un genere musicale né uno stile letterario, mi faccio attraversare da tutto. Mi hanno chiesto se ritengo di essere un buon esempio per i giovani; io rispondo: anche di quelli cattivi abbiamo bisogno, altrimenti non avremmo avuto Baudelaire".

3/5

Recensione "La ragazza di fuoco" - Suzanne Collins

Lo Stato di Panem. Dodici distretti (?). L’incessante e rigido controllo di Capitol City. La costante vigilanza del presidente Snow. Un imminente minaccia sta per abbattersi scatenando violente reazioni di ribellione da parte dei distretti. E "nel settantacinquesimo anniversario, affinché i ribelli ricordino che anche il più forte tra loro non può prevalere sulla potenza di Capitol City, i tributi maschio e femmina saranno scelti tra i vincitori ancora in vita."

Katniss Everdeen sta per rivivere i suoi più tremendi incubi, che l’assillano dal termine della settantaquattresima edizione degli Hunger Games. E accanto a lei ci sarà una delle persone a cui tiene di più: Peeta o Haymitch. E involontariamente Katniss ha acceso la scintilla che farà scoppiare l’incendio della ribellione. Il senso di ingiustizia e sottomissione è sempre più forte tra gli abitanti dei distretti. E’ finito il tempo dei controlli e delle manipolazioni, ora i dodici distretti sono decisi a rivendicare la propria indipendenze e autonomia da Capitol City. E da quando Katniss Everdeen ha sfidato apertamente Capitol City, quest’dea è diventata sempre più vicina, sempre più tangibile… e l’annuncio dell’Edizione della Memoria degli Hunger Games è stata la miccia che ha fatto esplodere la bomba. Gli eroi delle precedenti edizioni degli Hunger Games stanno per tornare nell’arena e anche questa volta sarà solo uno il vincitore. A meno che…

Oh bèh sarebbe davvero mostruoso rivelare nei dettagli la trama di questo secondo libro, perciò mi limiterò a dare generali indicazioni riguardo ad esso. Premetto che sicuramente non è come il primo capitolo della trilogia, ma nonostante ciò non me la sono proprio sentita di dare un voto minore di 5 stelline. La prima parte del libro è quella che, a parere dei lettori, è più lenta e monotona, priva di qualunque particolare evento…eppure io sono del papere opposto. E’ la parte più significativa del romanzo; da queste pagine trapela l’insoddisfazione dei distretti, il rifiuto del controllo di Capitol City, la volontà di porre fine a questo “regime” di terrore e monopolio sulle coscienze degli abitanti dei 12 distretti. Viene accuratamente descritto, senza troppi giri di parole e senza descrizioni prolisse, le condizioni di vita soprattutto del 12 distretto che, se negli anni addietro era stato uno dei distretti forse più avvantaggiato (sia per la possibilità di aggirare le regole di Capitol City, e per l’assenza di Pacificatori brutali e spietati), si ritrova, adesso, a vivere in condizioni disastrose, con un nuovo capo di Pacificatori, non più disposto a “chiudere un occhio” sulla mancata osservazioni delle leggi, pronto a punire con mezzi violenti chiunque si rifiutasse di prestare obbedienza. Tutto ciò viene descritto dalla Collins con essenzialità nel lessico e nello stile. Non divaga mai in lunghe e piatte descrizione ma presenta ogni scienza solo in base alle azioni e ai pensieri dei personaggi. E forse è proprio questa essenzialità che fa sì che si ha l’impressione di trovarsi tra le pagine del libro, in giro tra i vari distretti, a soffrire nell’ arena degli Hunger Games. E’ molto facile partecipare agli stati d’animo della protagonista, ai suoi timori, i suoi dubbi, le sue insicurezze e i suoi terrori; è molto facile amare i personaggi che si rivelano non per i loro pensieri ma per le loro azioni; è facile amare Peeta com’è facile amare contemporaneamente Gale; ma nonostante tutto è ancora più facile tifare principalmente per Peeta.
E cosa altrettanto importante, che mi spinge ad amare ancor di più questo romanzo, è il significato che mi è venuto spontaneo dare a tutti gli eventi di rivolta dei distretti: è così che dovremmo agire. Abbiamo bisogno anche qui di una rivolta ed abbiamo bisogno della nostra ghiandaia imitatrice che dia il via ad essa.

5/5

Recensione "Shanna" - Kathleen E. Woodiwiss

Inghilterra 1749. Una carrozza corre tra le strade di Londra in una notte buia e fredda. All’interno è “abitata” da una bellissima fanciulla dai capelli biondi come l’oro e due occhi verde mare. Il suo nome è Shanna Trahern, figlia di un ricco mercante che possiede un’isola nei Caraibi, Los Camellos, dove vive e dà da vivere a molte persone che lo rispettano e lo considerano una specie di governatore-sovrano. Da quando la moglie lo ha lasciato, parecchi anni prima, Orlan Trahern ha sempre sperato che la figlia si sposasse presto con un gentiluomo e che potesse lasciargli dei nipotini ai quali avrebbe affidato tutta a sua eredità da lui. Shanna però sogna il fatidico principe azzurro che le farà vivere una magica storia d’amore e cerca di sottrarsi al volere del padre. Ignora tutti i gentiluomini che le fanno ossessivamente la corte trovando in ognuno di esse difetti imputabili. Trahern pertanto decide di mandare Shanna a Londra a frequentare l’alta società e a cercarsi un marito adatto a lei, ma le dà tempo un anno, dopodiché, se non torna a casa sposata, provvederà lui a combinarle un matrimonio di convenienza. Shanna però ha un carattere estremamente orgoglioso e si rifiuta di sposare un uomo solo per il capriccio di suo padre, così appena pochi giorni prima la data di scadenza impostagli dal padre, Shanna con l’aiuto del fedele Pitney, la guardia del corpo nonché anche un per ottenere una lista dei condannati a morte della prigione di Newgate e cerca fra di essi un nome che possa avere un legame con la nobiltà. Trova un certo Ruark Deverell Beauchamp, che deve per forza essere imparentato con il marchese di Beauchamp e decide di andare alla prigione a proporgli un patto. Ruark era stato incarcerato tre mesi prima, con l’accusa di avere ucciso una donna che lui avrebbe anche messo incinta e il giudice, senza ascoltare la sua difesa, ha deciso di condannarlo a morte. In realtà Ruark era appena arrivato a Londra dalla Scozia e la donna lo aveva portato nella sua camera in una locanda dove lui si era fermato a riposare e lo aveva fatto addormentare versandogli un sonnifero in una bevanda, per derubarlo. Per circostanze complicate, la donna stessa era stata uccisa da uno sconosciuto e Ruark, trovato su luogo, era stato accusato ingiustamente di essere l’assassino. Di lì a cinque giorni sarebbe stato impiccato e Shanna gli propone il matrimonio: in questo modo lei sarebbe stata subito vedova, con un nome con cui accontentare il padre e Ruark avrebbe potuto passare una giornata fuori dall’orribile cella, prima di morire. Il patto, secondo il desiderio di Ruark, deve comprendere anche la consumazione del matrimonio, ma Shanna non è dell’avviso. Infatti Ruark a causa dei tre mesi chiuso nella prigione non rivela subito alla ragazza i lati positivi del proprio aspetto fisico: la folta barba, i capelli scompigliati, i vestiti miseri e logori lo fanno apparire insignificante agli occhi della bella Shanna. La giovane però si vede costretta ad accettare il patto ma quando i due si incontrano nella parrocchia del villaggio per celebrare il matrimonio pattuito a Shanna appare davanti agli occhi un uomo alto, snello, con i fianchi stretti, le spalle larghe e i muscoli guizzanti con un fare scanzonato ed ironico e un sorriso molto affascinante. Dopo la cerimonia, nella carrozza che dovrebbe riportare indietro il condannato, Ruark tenta di convincere Shanna a rispettare il patto fino in fondo e pretende che lei gli si conceda come una moglie, almeno per una volta prima che lui venga giustiziato. Shanna cerca di resistere ma invano: un inizio di consumazione avviene, ma presto il povero Ruark viene riportato alla realtà e sbattuto violentemente nella sua cella. Quando a Shanna la raggiunge la notizia della sua morte, ella decide di tornare a Los Camellos e dargli la notizia che lei ora è la vedova Beauchamp e ha il diritto di cercarsi un secondo marito secondo i suoi gusti. Ma l’intendente del padre, il perfido Ralston è in combutta con il secondino di Newgate per comprare a basso prezzo gli schiavi per il suo padrone fra i prigionieri per debiti. Ruark è un condannato a morte, ma colpisce l’occhio di Ralston perché con quel fisico sarebbe uno schiavo molto più produttivo degli altri e convince il carceriere a scambiare il cadavere di un vecchio per far credere che il morto impiccato sia realmente Ruark, mentre lui se lo porta via nella stessa nave in cui si è imbarcata Shanna per tornare a casa. Passano solo pochi giorni quando Shanna si imbatte per una strada dell’isola in una schiavo del padre che si rivela essere lo stesso Ruark. Il suo non-defunto marito ha cambiato il suo nome in John Ruark e si rivela uno schiavo in carriera, perché ha mille idee su come migliorare i metodi di irrigazione, coltivazione, utilizzo delle materie prime: sa progettare macchinari per macinare, distillare, razionalizzare i lavoro nei campi. Orlan Trahern è affascinato dall’abilità dello schiavo (non essendo a conoscenza del piano della figlia) e pian piano gli concede numerose libertà e benefici, aumentandogli notevolmente il salario e permettendogli di frequentare casa sua come fosse uno di famiglia. Per Shanna si fa sempre più difficile mantenere il segreto tanto più che Ruark sembra esercitare una forte attrazione per la ragazza che arriva a concedersi a lui più volte. Ruark farà qualunque cosa e sopporterà le peggiori ripicche di Shanna, avendo molta pazienza ogni volta che lei lo ricaccerà indietro dopo avergli dato l’illusione di cedere un po’. Infatti Ruark è pur sempre uno schiavo e l’uomo che Shanna sogna di avere al suo fianco è un ricco nobiluomo. Quando però Shanna sembra essersi avvicinata a Ruark ecco che si sente tradita da quest’ultimo perché si è rifugiato tra le vesti di un’altra donna perciò chiede a Pitney di sbarazzarsi di lui. Ruark viene quindi catturato dai pirati i quali attaccheranno Los Camellos per rubare del denaro e rapire la stessa Shanna. I due si ritrovano soli a dover ideare un piano di fuga per poter tornare a Los Camellos. Durante la loro permanenza a Los Camellos Shanna si rende conta di aver estremamente bisogno che Ruark gli stia accanto, di sentire la sua presenza vicina, sente il bisogno delle sue forti braccia che la cingono e la proteggono da tutto e tutti. Si rende conto di amalo profondamente e decide di amarlo come una buona moglie dovrebbe fare. Una volta ritornati a Los Camellos Orlan Trahern insieme alla figlia, a Ruark, il “nobile” Sir Billinsgham e Ralston vengono invitati nelle terre del capitola Nathaniel Beauchamp dove Shanna verrà a conoscenza della famiglia di Ruark e dove dopo numerose faccende complicate l’amore dei due protagonisti trionferà e vivranno felici e contenti con i loro bambini.

4/5

Recensione "Io sono di legno" - Giulia Carcasi

“Vedi nella storia di ogni persona c’è una diga. Da una parte, l’acqua che cresce e scalcia ed è energia. Oltre lo sbarramento, la terraferma. Tu di me sai la terraferma. E allora ti racconto l’acqua che non ha visto”.

Giulia è una madre. Aspetta il ritorno di sua figlia, una domenica mattina, all’alba. Cerca di immaginare il suo sabato sera, con gli amici, i ragazzi, la musica, ma quando Mia torna, il mascara che lascia scivolare sul suo viso, è chiusa alle parole. E’ chiusa ai racconti, alle confessioni. E Giulia ha paura. Vorrebbe comunicare con lei, aprirsi e aprirla al dialogo ma non trova le parole adatte. Il suo bisogno di conoscere sua figlia, di insinuarsi tra i suoi pensieri e le sue emozioni la porta a leggere il suo diario segreto. In Giulia scatta qualcosa. Decide di raccontarsi alla figlia. La figlia che la vede come la terraferma, così concreta. Decide di raccontare di una madre non del tutto estranea al suo mondo. Una madre che nella sua vita è stata pioggia, di una madre che ha amato, ha sofferto, che non ha mai avuto il permesso di scegliere la sua vita. Sua figlia no. Si sente diversa. Mia: un nome corto e scelto per un solo motivo espressamente egoistico: crescere libera, schiava di nessuno. Rabbiosa, si ritiene incapace di amare. Giulia invece le racconterà tutto: gli errori inconfessabili di una madre che è stata anche ragazza, che è molto più simile a Mia di quanto entrambe possano credere. Scrive perché spera che leggendo i suoi errori sua figlia possa evitarli. O magari ne farà di nuovi. Viene a galla il passato di una donna ferma, di legno, un passato fatto di cicatrici, ferite ma anche incontri dolci, incontri che le hanno insegnato ad amare ad avere coraggio.
Io sono di legno, secondo romanzo di Giulia Carcasi, prosegue in un’ alternanza tra i pensieri di Mia e le confessioni di Giulia. Un alternarsi di brevi pensieri, frasi ad effetto che riescono a giungere nel cuore del lettore e ad aprirsi un varco per poi depositarsi su una zona morbida e comoda, difficile da lasciare. Due voci solitarie, perse e lontane che cercano di avvicinarsi, di stabilire un contatto, sfiorarsi. Due voci che dietro l’apparenza di anaffettività, di stabilità, dietro l’armatura in legno dietro le quali credono di nascondersi, celano una storia sofferta, fatta di silenzi e rimpianti.
Grandi emozioni sono racchiuse all’interno di questo libro. Mi rivedo in Giulia, nei suoi silenzi e nella sua incomprensione. Mi rivedo in Mia rabbiosa e chiusa al dialogo. Ritmo incalzante e lontano dalla noia. Un lessico diretto, semplice e profondo, giusto per un piccolo libro. Piccolo, breve, sì. Ma brevità non significa banalità.

4/5

Recensione "Il grande Inverno" - George R.R. Martin

Caro signor Martin mi ascolti un attimo. Lei mi piace, e molto anche. Mi piace il suo stile, mi piace la sua “morale” e amo la sua testa. Sì proprio quella dalla quale ha tirato fuori questo capolavoro. La storia di questa saga è a dir poco brillante..Epica direi. I personaggi sono minuziosamente tratteggiati con grande maestria ed eccellenza. Le ambientazioni, da togliere il respiro. Ho capito, Lei è un genio. Però adesso cerchiamo di mantenere questa stima che io provo per lei. Avevo già sentito dire che lei ha una certa psicopatica mania di uccidere tutti i personaggi della storia, però cerchi di fare una scelta ben accurata. Mi spiego meglio. Eddard Stark. Ha presente, vero, il Lord di Grande Inverno, padre di sei figli, marito, uomo d’onore, valore, coraggio e fin troppa bontà e cieca fiducia? E se lo ricorda mi spiega a cosa pensava mentre scriveva della sua morte? Ora io non vorrei mica criticare il suo operato, non mi permetterei mai. Ma non posso continuare a leggere “Le Cronache del ghiaccio e del fuoco” senza Ned Stark. Non riuscirò più a leggerlo con lo stesso entusiasmo (ok non è vero, tra un po’ mi passerà..almeno un po’). So già che non ascolterà le mie preghiere e farà fuori moooolti personaggi, però ci tenevo comunque a esprimere il mio rammarico per la perdita di uno dei miei personaggi preferiti, per ora. Comunque grazie per avermi dedicato un minuto del suo prezioso tempo.
Con affetto,
sua già affezionata fan.
Eddard Stark nella Serie TV "Il trono di spade"
Ebbene sono arrivata al secondo volume di questa saga e aspetto con ansia il terzo. Inutile dire che me ne sono a dir poco innamorata e che non riesco a farne a meno. La storia si fa sempre più interessante, una prima battaglia ha già avuto inizio e non si può non stare in ansia leggendo le pagine in cui vengono descritti gli scontri. I personaggi sono in continua evoluzione ed è particolarmente facile affezionarsi ad essi. Il vero punto di forza di questa saga, oserei dire, sono i personaggi stessi. Molti sono ahimè usciti dalle “scene” e molti sembrano assumere un ruolo sempre più importante. Alcuni luoghi sono così misteriosi da bloccarti il respiro dentro e il clangore d’armi, le lucenti armature, i possenti destrieri e i cavalieri che li cavalcano, le spade che si scontrano, le asce che vorticano in aria, tutto sembra ricondurre alla tradizione epica. Giustamente condito con scene di violenza, sesso e dettagli macabri. Anche in questo romanzo lo stile è versatile, il ritmo della narrazione è incalzante e mai prolisso. Non ci si annoia mai.
Ho poco da dire, il libro si commenta solo. Posso solo consigliarlo, nient’altro.

5/5

Recensione "Il trono di spade" - George R.R. Martin

Primo volume della saga Cronache del ghiaccio e del fuoco. Lasciamo da parte la trovata, del tutto illogica, da parte della Mondadori di dividere il primo volume della serie in due volumi separati e quindi il “finale” che non è neanche tale, questo libro si sta rivelando, nel proseguire la lettura, estremamente piacevole, avvincente e appassionante. Dire che non riesco a staccare gli occhi dalle pagine è poco. I miei pensieri sono fissi verso questo libro, verso tutto le avventure narrate e verso i personaggi che una volta entrati dentro non escono con molta facilità.

Devo ammettere che le prime 30 pagine sono abbastanza difficoltose. Si fatica a entrare nella storia, a collegare ciascuno alle proprie casate, con i proprio motti e i propri stendardi. Dietro ogni casata si nasconde una storia risalente a migliaia di anni, con nomi pressoché simili per tanto difficile tra ricordare e collegare in seguito. Ma una volta superata la montagna il viaggio prosegue tutto in discesa, la storia scorre sotto gli occhi come fosse acqua in un ruscello, i luoghi ormai esplorati sono come la propria casa e i personaggi rimangono talmente impressi nella mente che è ormai difficile confonderli tra loro. La storia prosegue in un alternarsi tra i vari personaggi. Ogni capitolo si concentra su un personaggio in particolare permettendo al lettore di un avere un quadro più chiaro della vicenda, analizzando il parere di ogni singolo personaggio e lasciando al lettore la libertà di scegliere cosa è giusto e cosa no, a chi va la ragione e a chi no.

I personaggi che in questo primo volume mi sono sembrati più efficaci sono quelli di Tyrion Lannister, Jon Snow e senza dubbio Eddard Stark. Tyrion, il nano, figlio di Lord Tywin Lannister e fratello della regina, l’uomo che ha imparato a vivere con la sua deformità, ha superato le derisioni e i pregiudizi a cui era soggetto e ha fatto, della due deformazione la sua forza. Personaggio divertente, ambiguo, sottile, di cui non vi stancherete di seguire le evoluzioni e di cui non potrete fare a meno di chiedervi da che parte stia veramente. Jon Snow, figlio illegittimo di Eddard Stark spicca per l’intraprendenza, il coraggio e l’altruismo. E infine Eddard Stark, il lord di Grande Inverno, Primo cavaliere del Re, uomo d’onore, coraggio e lealtà. Ma il racconto non si limita a questi tre personaggi: anzi il lettore potrà scegliere da sé a chi affidare la propria lealtà e la propria fiducia.

Questo volume non fa comunque considerato come un vero e proprio fantasy. Si tratta più che altro di uno “storico” a sfondo epico e dalle ambientazioni un po’ più in reali, in un altro luogo o in un altro tempo. Questo libro risolta molto più credibile e verosimile rispetto ad un Hunger Games, ad esempio. Lo scrittore ricrea un’atmosfera medievale del tutto plausibile, coi suoi tornei, le rivalità tra dinastie, i figli illegittimi e quelli legittimi, gli addestramenti. Ma ciò che colpisce soprattutto è il ritmo della narrazione, incalzante e mai prolissa, nessuna inutile lungaggine, essenzialità delle sequenze, efficacia degli accostamenti cromatici. Possiamo accostarlo a “I pilastri della Terra” di Follet, se vogliamo collocarlo in un genere specifico.

Inutile ripetere che sono decisamente entusiasta dell’inizio di questa saga e spero solo che Martin, visto i numerosi volumi di questa saga, non perda in ritmo con il quale ha realizzato questo primo volume. La noia e il sonno non hanno potere su questo romanzo e ciò è decisamente un buon segno. Finito questo libro sono subito andata ad acquistare il secondo nonostante avessi già altro da leggere, e sono già a metà libro di quest’ultimo. Che dire un vera scoperta, avevo proprio bisogno di un libro che mi affascinasse tanto e mi sconvolgesse a tal punto. Non resta che vedere come prosegue la narrazione e sperare in un qualcosa che sia sempre meglio.

5/5

sabato 13 ottobre 2012

Recensione "L'ultima canzone"- Nicholas Sparks

Nel corso del terzo anno di Liceo classico, la professoressa di scienza mi ha spiegato di come Charles Darwin abbia trovato le prove a favore dell’evoluzione. Ecco la prova che avrebbe fatto al caso suo sarebbe stato proprio Nicholas Sparks. Dopo la recente delusione di “I Passi dell’amore” (bellissima storia, ma lo stile dell’autore non dava il giusto peso al libro) e “Le pagine della nostra vita” (Lettura interrotta a metà libro), mi cimento in “L’ultima canzone” per dare a Sparks un’ultima chance di sorprendermi con il suo tanto decantato talento. Bene, con quest’ultimo romanzo Sparks ha sfruttato bene l’ultima possibile che gli avevo concesso. Questo romanzo sembra qualitativamente migliore degli altri due nonostante la trama stereotipata, letta e ri-letta nei numerosi romanzi adolescenziali.

Ronny è una giovane ribelle newyorkese di soli 17 anni che si vede costretta a passare l’estate in una piccola cittadina della Georgia, in compagnia di un padre odiato da ormai tre lunghi anni, ritenuto responsabile della perdita del nucleo familiare, in compagnia del suo piccolo fratellino Jonah. Ronny odia questa cittadina, odia convivere con il padre e odia la madre per averla costretta. Ma e proprio qui, in un posto che non avrebbe mai scommesso, che presto inizierà a vedere tutto con occhi diversi ma soprattutto con sentimenti diversi. Conoscerà Will Blakelee, un bellissimo ragazzo di cui si innamora vivendo una bellissima storia d’amore con esso. Ronny riuscirà anche a recuperare il rapporto con il padre per il poco tempo che gli rimane da vivere, avendo un tumore allo stomaco che lo consuma giorno per giorno. E come ultimo gesto verso il padre-da-poco-ritrovato- Ronny completerà una melodia al pianoforte (l’unica cosa che li accomuna) già abbozzata per lei dal padre, poco prima della morte di quest’ultimo, la loro ultima canzone.

Ok, trama poco originale, ragazzina ribelle, impertinente, da prendere a schiaffi, si innamora del super figo della spiaggia che riuscirà a cambiarla e a farle comprendere l’amore del padre, che la indurrà a riprendere lo studio del pianoforte bla bla bla. Ok sarà scontato, prevedibile, banale ma a me è piaciuto. Mi è piaciuta la storia d’amore con questo super figo, mi è piaciuta il luogo in cui è ambientato, mi è piaciuto Jonah ma soprattutto mi è piaciuta la parte riguardante il rapporto padre-figlia, un rapporto dapprima critico, fatto di silenzi durati tre anni, fatto di odio per l’abbandono, ma fatto anche di pazienza, di riscoperto amore, di complicità, di confidenze, rimorsi, espiazioni e voglia di stargli sempre accanto, nel periodo di malattia. E’ un romanzo basato sull’importanza del perdono perché non sempre si può rimediare agli errori, alla rabbia all’odio, alle sciocchezze commesse nella vita e allora bisogna solo saper perdonare e comprendere prima che sia troppo tardi.

Ok, non è un capolavoro. Assolutamente No.
Nonostante l’evoluzione della specie-Sparks, non è comunque scritto magistralmente. Niente affatto, siamo ben lontani.
E allora? Beh allora è uno di quei libri che ti fa capire che il tempo a disposizione è sempre limitato e devi afferrarlo con entrambe le mani prima che fugga via inesorabilmente. 




lunedì 1 ottobre 2012

Recensione "Il giullare della regina" - Philippa Gregory


Inghilterra, estate 1548. Il sole era alto e quella mattina,una ragazzina correva allegra e spensierata inseguita dal suo patrigno, Thomas Seymour. Lui la inseguiva,la faceva sorridere, sotto lo sguardo attento della sua consorte Catherine Parr. Elisabetta I Tudor, la figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, quella mattina era radiosa. Giunta in un punto fuori dalla portata d’occhio della matrigna Elisabetta abbandonò la sua aria innocentina e si lasciò trasportare dalla passione verso il suo patrigno. Se non fosse che furono scoperti da una bambina che si aggirava nei giardino per consegnare dei libri al giovane Seymour. Quella bambina era Hanna Verde. Hanna è una giovane donna ebrea, sfuggita con il padre all’Inquisizione, ai roghi e al fumo di carne bruciata della Spagna sotto il comando di Carlo V. Hanna Verde perse la madre, arsa viva con l’accusa di eretica per aver continuato a sostenere la sua fede, in un Paese completamente cattolico. Hanna è giunta in Inghilterra per cercare un rifugio, un nuovo posto in cui, assieme al padre e al suo promesso fidanzato, potessero vivere una vita serena e tranquilla senza il timore dell’Inquisizione. Essa però non è una ragazza comune: possiede il dono della veggenza. E’ proprio il suo dono che attrae uno degli uomini più eruditi del regno , il dottor John Dee, fedele e leale amico di Robert Dudley, figlio del duca di Northumberland, consigliere del re Edoardo VI. Hanna viene così assunta da Lord Robert che la farà entrare a corte al servizio del re come buffone di corte e con indosso brache maschili. Sfortunatamente il re è di salute estremamente cagionevole e si pensa che non possa superare l’inverno. La legittima erede al trono, designata da Enrico VIII, è Lady Maria la sua primogenita, figlia di Caterina D’Aragona. Ma plagiato dal duca di Northumberland che ha organizzato il matrimonio del figlio con lady Jane Grey, Edoardo VI pone essa come sua legittima erede al trono. Hanna, infatuata del suo padrone, viene mandata da Lord Robert come spia dalla principessa Maria. Tuttavia Lord Robert non aveva previsto che Hanna avrebbe amato a tal punto la regina da servirla fedelmente e anteporla anche al suo amatissimo padrone. Maria è la degna figlia di Caterina d’Aragona, nobile di nascita ma anche d’animo. Un creatura infelice, che nel corso della sua vita ha ricevuto solo sofferenze e dispiaceri. Una donna cresciuta senza la madre, separata da lei quando era ancora una bambina, che non le è stato permesso di sedere al suo capezzale, e stringerle la mano in punto di morte. Ha visto la madre esser messa da parte nell’amore del re, a causa di un’altra donna e in seguito anteposta alla figlia di questa donna, alla quale è stata costretta a prestare servizio alla nursery. Una donna cresciuta senza amore e abbandonata a se stessa. Maria è una donna dolce e sensibile, premurosa come fosse una madre ed Hanna non più non amarla da subito perché è come la madre che gli è stata sottratta da piccolina. Maria inizialmente sospetta che Hanna sia una spia inviatagli da Dudley, tuttavia decide di fidarsi di lei e del suo dono e pian piano le diventa amica, l’unica vera amica che la regina possieda. Edoardo VI muore ponendo il problema della successione. Il duca di Northumberland pone sul trono lady Jane Grey, ma Maria non accetta di perdere il suo trono e decide di combattere per averlo, anche senza l’aiuto della principessa Elisabetta la quale si dice malata. Maria, conquistato il trono d’Inghilterra, cavalca con il suo seguito verso Londra dove ad attenderla c’è la sorella che ama diventando regina. Non potrebbe esserci felicità maggiore nella vita della principessa Maria: ha finalmente conquistato il trono che gli spetta di diritto e potrà indossare i gioielli che erano appartenuti all’amata madre. Per raggiungere la felicità massima, la regina Maria intende riportare l’Inghilterra protestante alla vera religione, quella cattolica. Tuttavia la stessa principessa Elisabetta si rifiuta di seguire i rituali che accompagnano la funzione religiosa e Maria non può tollerare questa mancanza di rispetto dalla stessa sorella che lei vorrebbe al suo fianco. Lord Robert è chiuso nella torre di Londra dove vi rimarrà ancora per molto tempo. Quando Hanna si reca da lui egli le da un messaggio da consegnare ad Elisabetta. Hanna allora comprende che è in atto un complotto contro la regina Maria e Elisabetta viene subito confinata ad Hatfield, gravemente malata. Ma la regina Maria, dopo quest’altra delusione, non si fida della sorella e manda Hanna a spiarla. Hanna si reca dalla principessa e vi trova una donna molto malata ma degna della sua più totale stima, per l’arguzia, l’intelligenza e anche per la sua bellezza. La ammira e vorrebbe diventare come lei e non si sente di tradirla. Involontariamente Hanna partecipa al complotto contro la regina. Intanto la regina viene promessa in sposa al principe spagnolo Filippo II, un principe cattolico in un’Inghilterra protestante. Nonostante Hanna le avesse predetto che Filippo le avrebbe spezzato il cuore, Maria non può più tirarsi indietro perché è ormai innamorata del suo futuro marito, così hanno luogo le nozze. Le paure di Hanna iniziano a riaffiorare perché ormai, con la corte gremita di sudditi spagnoli, sa che se venisse scoperta, neanche la regina sarebbe disposta ad aiutarla. Per paura di essere deposta e sostituita da Elisabetta, Maria fa rinchiudere la sorella nella Torre di Londra, dove vi manda anche Hanna per portarle conforto e servirla. Presto però Filippo II richiede la presenza di Elisabetta a corte, tramutando i più orribili sogni di Maria in muta realtà: subire la stessa sorte toccata alla madre prima di lei. Maria infatti è molto più grande di Filippo e soprattutto di Elisabetta che irradia, vitalità e radiosità. Tornata quindi alla corte di Maria, Elisabetta sembra guarire rapidamente e tornare alla sua naturale bellezza. Filippo II rimane folgorato dalla bellezza di sua cognata che inizia a gradire la sua compagnia. Intanto Maria, con l’aiuto del suo fervente cattolico marito, si fa promotrice di una serie di uccisioni sul rogo nei confronti degli eretici e coloro che contrastano le leggi della chiesa cattolica. Presto la regina dichiara di essere rimasta incinta e l’Inghilterra si fa più benevola nei confronti di una regina che stava già iniziando la sua discesa nei cuori della gente. La regina entrò nella stanza del parte dopo 8 mesi di gravidanza ma vi rimase ancora altri due mesi. Dopo dieci mesi di gravidanza ormai il popolo non sperava più nella nascita di un erede e lo stesso Filippo partì per la battaglia nei Paesi Bassi abbandonando la regina, in una corte fantasma, triste e solitaria con pochi uomini al suo fianco, tutti diretti verso Hatfield in cui si era creata la corte della principessa Elisabetta, una corte più allegra e gioiosa. Dopo la prima gravidanza della regna andata male, Hanna si reca a Calais dove ad attenderla c’è il padre e il suo promesso fidanzato. Hanna abbandona definitivamente le brache e indossa gonne femminile e decide di sposare Daniel. A vita coniugale però non rispecchia le aspettative di Hanna, la quale è costantemente sotto osservazione della suocera e delle cognate che non perdono mai occasione di rimproverarla sulla sua inesperienza riguardo le faccende di casa. Daniel però non notata queste malevolenze da parte della madre e contemporaneamente non poteva abbandonarle. Una mattina Hanna viene a sapere che Daniel ha un figlio con una donna che ha gli ha tenuto compagnia durante l’attesa dell’arrivo di Hanna. Essa rimane sconvolta da questa rivelazione e decide di chiudere definitivamente i rapporti con Daniel. Intanto l’Inghilterra inizia una guerra con la Francia e durante l’assedio a Calais, Hanna incontra Robert Dudley che marcia con i suoi uomini contro i francesi e gli chiede aiuto. Dopo cinque anni Lord Robert riconosce lo stesso il sacri folle della regina e le dona un anello come lascia passare su una nave diretta in Inghilterra. Durante la figa Hanna si imbatte nella donna di Daniel che le chiede di prendere suo figlio: poco dopo essa muore a causa d lance conficcante nella schiene così Hanna si imbarca in Inghilterra con Danny il figlio di suo marito. Giunta in Inghilterra Hanna viene ospitata da lady Amy Dudley che si mostra da subito ostile nei suoi confronti in quanto la ritiene amante del marito Robert. Dopo un mese circa Robert Dudley riporta Hanna alla corte di Londra dove vi trova però solo fantasmi e tristezza. Perso anche il suo secondo figlio, Maria cade in uno stato di depressione mentre la sua giovane sorella si fa sempre più potente a stringe amicizia anche con l’ambasciatore spagnolo. Filippo II inizia a corteggiare Elisabetta in vista della prossima morte della regina, così da poter sposare Elisabetta. Ma la principessa non è una sprovveduta. Ha deciso che non sposerà nessuno. Realizzatisi i suoi più temuti sogni,a Maria non resta più nulla e chiede a Elisabetta di giurare di mantenere l’Inghilterra nella giusta fede perché solo così la nominerà sua erede. Hanna riferisce il messaggio di Elisabetta la quale accetta e non rivede più la sua amatissima regina. Hanna ritrova Daniele, prigioniero dei francesi e con l’aiuto di Robert lo fa liberare così da poter vivere in pace e serenità nell’Inghilterra che Elisabetta costruirà. 

Anche con questo romanzo Philippa Gregory continua ad affascinarmi. Nonostante sia molto più romanzato rispetto a “L’altra donna del re”, “Il giullare della regina” si configura comunque come un buon romanzo storico per tutti gli appassionati della dinastia Tudor. Le vicende di Hanna Green (o Verde) si intrecciano alle vicende di corte per formare un magnifico tessuto di avvenimenti ricchi di storia, emozioni, paure e timori. L’odore di carne brucata giunge fino alle nostre narici per illustrarci uno tra i tempi più bui che l’Inghilterra abbia mai conosciuto. I personaggi sono delineati con molta abilità, si rimane incantati dalla regina Maria, che nel corso del romanzo è diventata per tutti noi come una madre affettuosa, che fa tutto per amore dell’Inghilterra. Ci presenta un Elisabetta calcolatrice, astuta e avida di potere, desiderosa di vedere la sorella soffrire per la perdita del marito o meglio per la preferenza di suo marito nei confronti della sorellastra, figlia di una prostituta. L’astio tra le due sorelle è sempre maggiore tanto più che si ripercorrono alcuni avvenimenti del passato che vede Caterina d’Aragona umiliata e “scavalcata” da una donna che ha stregato il re con la sua bellezza e il suo fascino. Maria rivive così tutto ciò che l’ha segnata da piccola: la perdita di un padre amato, la perdita di una madre e la mancanza di un figlio tutto suo da accudire e al quale donare l’affetto a lei mancato. Più che alla vicenda di Hanna, mi sono appassionata alla storia che riguardava Maria, i contrasti con Elisabetta e le condanne al rogo che caratterizzarono l’Inghilterra in quel secolo. Philippa Gregory ha fatto davvero un buon lavoro, non ai livelli di “L’altra donna del re” ma sicuramente un buon romanzo che consiglio vivamente di leggere.
 

giovedì 13 settembre 2012

Recensione "Petali sull'acqua" - Kathleen E. Woodiwiss


Virginia 1747. Nel piccolo villaggio di Newportes Newes, approda una nave negrita, la London Pride, con il suo carico di detenuti deportati in America per essere venduti come schiavi. Ma a bordo della Pride non tutti i detenuti sono colpevoli dei reati a loro imputati, perché tra gente si trova la bellissima irlandese Shemaine O’Hearn: figlia di un ricco commerciante irlandese e una bellissima donna irlandese, Shemaine è vissuta tra sontuosi palazzi, lussi, agi e comodità, con uno stuolo di servitori pronti a soddisfare ogni suo piccolo capriccio. Educata, raffinata ed elegante, nonostante la ricchezza in cui si trova a vivere Shemaine non ha nobili origini. Il più grande errore di Shemaine è stato quello di esser promessa in sposa allo scapolo più ambito di tutta Londra, l’affascinante marchese Maurice du Mercer. Purtroppo la nonna di Maurice, Edith du Mercer, sua unica parente, ha ben altri progetti per il suo unico erede e tra questi non rientra chiaramente il matrimonio con una ragazzi di infime origini. Non essendo riuscita ad allontanare Shemaine dal nipote e dall’Inghilterra, Edith ordisce un piano per accusare Shemaine di furto e obbligarla ad abbandonare l’isola. Temendo che Maurice possa spingersi fino in America per cercare la sua bellissima fidanzata, Edith commissiona la morte di Shemaine. Una volta a bordo della London Pride, la nave che porterà Shemaine verso una nuova vita in Virginia, la fanciulla fa la conoscenza di coloro che cercheranno di renderle la vita un inferno attentando alla sua vita: l’intrigante prostituta Morrisa Hatcher e James Potts. Come in ogni libro della Woodiwiss , i personaggi possono classificarsi nei seguenti modi: cattivi, brutti e ridicoli che attentano alla vita dei protagonisti, vecchie zitelle invidiose che cercano di sottrarre il principe azzurro alla nostra protagonista, e ovviamente i due protagonisti dotati di una bellezza sovrumana, dal carattere nobile che farebbero invidia a tutti i santi del calendario (infondo non la biasimo molto perché questi volumi sono fatti per sognare, ma mi sembra che in questo romanzo venga tutto ingigantito). Il nostro principe azzurro si profila nei panni di un colono di nome Gage Thornton, un uomo avvenente, alto, slanciato, snello dallo sguardo penetrante, gli occhi ambrati e le fattezze perfette. Gage è un trentatreenne, vedovo con un figlio a carico e si reca sulla Pride con l’intento di acquistare una bambinaia per Andrew il bimbo-prodigio di appena due anni che costruisce frasi grammaticalmente perfette, senza storpiare un singolo termine. Gage Thornton è figlio di un Lord inglese giunto in Virginia nove anni prima per un dissidio col padre. Lord William Thornton è un ricco costruttore navale e così come il padre anche Gage ha una passione per l’edilizia, e in Virginia possiede un laboratorio in cui costruisce elegantissimi mobili di pregiata fattura che sono poi venduti ai ricchi signori di Newportes Newes. In realtà la più grande aspirazione di Gage è di realizzare velieri e vederli poi un giorno solcare i mari. Infatti, dedica parte della sua giornata alla costruzione di una nave mentre si guadagna da vivere con la vendita dei mobili. La moglie di Gage, Victoria è morta “accidentalmente” un anno prima cadendo dalla prua della nave su alcune rocce che le hanno spezzato il collo e pur essendo stato apparentemente un incidente, alcune pettegole di Newportes Newes insistono con l’accusare Gage della morte della moglie. Quando così Gage sale a bordo della London Pride per cercare una balia al figlio, rimane folgorato dalla bellezza di Shemaine che neanche lo sporco e il sudiciume riesce a celare. Osservando attentamente questo raro fiore che casualmente gli è giunto tra e mani, Gage si prefigura già la sua vita accanto ad una donna così bella che potrebbe perfettamente ricoprire i panni di moglie. Tanto più la sua convinzione si fa sempre più radicata quando Shemaine, ingenua e dolcissima fanciulla, si mette ai fornelli per cucinare qualcosa a questo gentilissimo padrone e ricorda miracolosamente e alla perfezione tutte le ricette che la povera cuoca Bess ha cercato inutilmente di insegnare a Shemaine. In seguito la giovane donna di affezione in maniera smisurata al piccolo Andrew che si ritrova a preferirla alla madre di cui inizia a non ricordare molto. Folgorato da tutte le ottime qualità della donna Gage si convince sempre più di aver fatto un ottimo affare. Perciò non solo la flessuosa e morbida visione del suo corpo, i suoi capelli rosso fuoco,gli occhi verde smeraldo, la pelle color avorio e il suo volto angelico gli fanno desiderare di averla carnalmente, ma si rende anche conto che Shemaine è il suo ideale perfetto di donna, e un’ottima madre per il figlio. Nel frattempo Shemaine si concede qualche sbirciatino al suo enigmatico e generoso padrone: un uomo meraviglioso tale da rendere il confronto con l’ormai sbiadito Maurice. Nonostante le cattiverie che circolano sul conto di Gage, Shemaine decide di fidarsi di lui. Il suo atteggiamento così garbato e premuroso spazza via ogni minimo dubbio e la passione non tarda a venir fuori da questa graziosa verginella che non può però ignorare le consuetudini e il suo senso di pudore. Gage inzia così a fare una corte insistente alla sua bellissima serva, stile Elisa di Rivombrosa (la versione scadente però), finchè una sera non le fa la tanto attesa dichiarazione. Lei, com'è naturale, non può resistere al suo fascino e accatte senza troppi dubbi la proposta di Gage. I due si sposano così in fretta dando il via a una lussuria sfrenata da fare invidia a Enrico VIII. I loro dialoghi si spostano esclusivamente sui loro piaceri coniugali, alla ricerca di altri divertimenti che possano tenerli occupati durante la notte. Intanto però Potts non si ferma nel suo intento di uccidere Shemaine e assistiamo più molte al suo mandano omicidio. Presto giunge a Newportes Newes Lord William Thornton, desideroso di ristabilire i rapporti con il figlio perduto tale da beccarsi una lancia nella schiena durante uno dei tanti attentati alla vita di Gage e Shemaine. Il vecchio però nonostante la sua veneranda età, è forte e duro a morire e si abbandona ad una allegra convalescenza rivelandosi il nonno più amorevole che abbia mai visto. Intanto per impedire il pericolo di un altro attacco alla moglie, Gage insegna a Shemaine a tirare col moschetto, di conseguenza piombano nuovi cadaveri che, come se non bastasse, aumenteranno il lavoro di Gage. Ma nonostante questa sia la storia degli esseri perfetti e immortali, giungono a rovinare l’esistenza della coppia, i genitori di Shemaine accompagnati del ben-arrivato-finalmente ex-fidanzato Maurice il quel tenterà disperatamente di riportare la fidanzata in Inghilterra. Ma nonostante l’imponente figura del fidanzato che non ha nulla da invidiare a Gage Thornton, Shemaine ha ormai fatto la sua scelta e resterà con il marito che ha scelto, dal quale ora aspetta anche un bambino. Ma la storia non termina qui. La decrepita ma ancora miracolosamente in forze, Edith du Mercer, nel suo ultimo tentativo di uccidere Shemaine, giunge a Newportes Newes dove commissione nuovamente la morte dell’odiata irlandese : quest’ultimo gesto non solo fallirà ma gli costerà anche l’amore del nipote, il quale rifiuterà di riconoscerla come nonna e, abbandonato il tentativo di riportare Shemaine tra le sue braccia, rimarrà in America a fare la corte ad una bellissima e giovanissima Garland. Smentita ormai ogni accusa che riguardava l’omicidio di Victoria, i genitori di Shemaine non hanno più scuse per disapprovare il loro inaspettato genero e acconsentiranno a vivere in Virginia assieme alla figlia dopo aver venduto tutti i possedimenti in Inghilterra. Il commercio di mobili e navi non puà che andare a gonfie vele visto l’innato talento di Gage e i due sposini realizzano un progetto di ampliamento della casa, in vista dei numerosi figli che arriveranno evidentemente troppo presto e degli ospiti che accoglieranno e così la bella favola avrà il suo buon termine con i protagonisti che vivranno la loro vita esclusivamente in vista che accadrà nella loro stanza da letto. 

Mia signora Woodiwiss perché mi ha talmente deluso, quando pensavo di leggere un romanzo al pari di “Come cenere nel vento” o “Il fiore e la fiamma”? L’idea in se non era spregevole, ma mi spiega perché ha abbandonato la sua storia in balia di continui spargimenti di sangue, inutili e monotoni? La base c’era, lo stile è inconfondibile e riesce sempre a conquistare, e se ho continuato la lettura fino alla fine, è stato solo per il suo grande talento e per l’amore che provo per le sue storie. La storia prosegue in un susseguirsi di episodi giornalieri che sfociano nella noia più totale. Il tasso di miele e zucchero è particolarmente alto per non parlare dell’erotismo e della lussuria che ha davvero superato gli altri libri. I personaggi sembra ancora più surreali delle altre storie che, se solitamente apprezzo perché in fondo questo genere di romanzo è scritto che divertire e far sognare, questa volta mi ha lasciato di sasso; i due personaggi principali vanno oltre la santità, e anche il piccolo Andrew ci viene mostrato come uomo in miniatura che si comporta come tale e che a differenza dei semplici bambini che abitano il pianeta Terra, farebbe ingelosire lo stesso Pirandello. Insomma di imperfezioni ci ne stanno, di esagerazioni anche di più e se consiglio di leggere questo romanzo e solo per chi come me ama la Woodiwiss e desidera, ormai, leggere tutti i suoi volumi, buoni o scadenti che siano.

Recensione "Harry Potter e i Doni della Morte" - J.K.Rowling

Dopo sette lunghi ed emozionanti libri siamo giunti al termine di questa straordinaria saga. Questa più che una recensione vuole essere un saluto a chi ti ha fatto condividere momenti travolgenti, di divertimento, stupore, meraviglia, apprensione, dubbio, angoscia, rimorsi, terrore, che ti ha fatto ridere con le lacrime o piangere vere lacrime di dolore per la perdita di un amico, chi ti ha permesso di vivere un’altra vita, più irrazionale ma anche più emozionante e ricca; chi ha inventato uno sport che si è fatto amare per la sua slealtà, ma per il semplice gusto di condividere il lavoro di squadra, per averci raccontato di una scuola che nonostante i pesanti ed eccessivi compiti, gli esami, le punizioni si può considerare come una famiglia che ti aiuta, ti premia, e ti da l’opportunità di conoscere sempre nuove persone che, nel bene o nel male, sono sempre presenti.

Mi mancherà Harry. Siamo cresciuti insieme tra risate, momenti di gioia, allegria ma anche pianti, e adesso come due buoni e vecchi amici ci diciamo addio; ma non per sempre, perché ogni volta che avrò bisogno di compagnia, Harry sarà sempre chiuso in quei libri riposti negli scaffali della mia libreria, pronto ad accogliermi come un vecchio conoscente e a farmi rivivere parte della mia infanzia e della mia adolescenza. Mi mancheranno Ron e Hermione che mi sono stati accanto e mi hanno dimostrato che gli amici veri sono pronti a tutto pur di aiutarti; mi mancherà Silente, perché grazie a lui ho imparato a non giudicare gli altri perché anche i migliori possono commettere errori; mi mancherà il nerboruto di Hagrid e le sue stravaganti compagnie; mi mancheranno soprattutto i gemelli Weasley che hanno dimostrato quanto una risata possa avere grandi benefici; mi mancherà Severus Piton che ha racchiuso tutta la sua vita in una sola parola: Always; mi mancherà Sirius che mi ha insegnato il valore della lealtà; mi mancherà Remus perché ha dimostrato che l’importante è ciò che vali, non ciò che sei; mi mancherà la meravigliosa Minerva McGranitt che nonostante i suoi atteggiamenti talvolta severi si è sempre dimostrata equa e pronta ad aiutare chiunque bussasse alla sua porta; mi mancheranno anche i Malfoy nei quali la malvagità è scalfita dall’affetto per il figlio; mi mancherà il sottoscala dal quale è nato tutto;e mi mancherà Hogwarts, il luogo nel quale troverò sempre un posto, ogni volta che vorrò tornarci..so che mi basterà aprire una pagina, per ritrovarmi tra quei grandi corridoi che sono stati lo scenario dell’epilogo della storia, ma anche scenario di grandi emozioni;ma soprattutto mi mancherà colei che mi ha insegnato a sognare, e che non c’è un’età per farlo: Grazie J.K.Rowling. Grazie per i luoghi magici e inquietanti, per i mille oggetti stravaganti, per le creature teneri o angoscianti, buffe e a volte spaventose, per gli animali, fieri, violenti, sanguinari e anche affettuose che hanno popolato questa storia ma che hanno anche varcato la soglia delle pagine e si sono catapultata tra le stanze di casa mia.

Grazie per il binario 9 e ¾.
Grazie per le cioccorane.
Grazie per le caramelle Tutti i gusti+ 1
Grazie per la Burrobirra.
Grazie per le scope volanti.
Grazie per la Pietra Filosofale.
Grazie per il Cappello parlante.
Grazie per il Mantello dell’Invisibilità.
Grazie per la Camera dei Segreti.
Grazie per Dobby.
Grazie per il diario di Tom Riddle.
Grazie per la Mappa del Malandrino.
Grazie per il nostro Prigioniero di Azkaban.
Grazie per il Calice di Fuoco.
Grazie per l’Ordine della Fenice.
Grazie per il pensatoio.
Grazie per l’amato Principe Mezzosangue.
Grazie per i Doni della Morte.
Grazie per la Pietra della Resurrezione.
Grazie per la Bacchetta di Sambuco.
Grazie per l’Expelliarmus
Grazie per l’Avada Kedavra
Grazie per aver racchiuso in sette libri l’amore e l’odio, la vita e la morte, il dolore e la felicità, il dubbio e la fiducia.
Grazie per averci ricordato che chi muore ci rimane sempre accanto.
Grazie Rowling per averci regalato questo e altro.
<<Sempre, fino alla fine>>

martedì 4 settembre 2012

Recensione "L'altra donna del re"- Philippa Gregory

Probabilmente sono in pochi a conoscere Maria Bolena, la sorella della regina d'Inghilterra Anna, l'altra Bolena, quella messa in disparte, l'ombra della Bolena favorita dalla famiglia e dal re; l'altra parte di Anna; l'altra donna del re. Maria Bolena è l'ultima rampolla delle due casate dei Bolena e degli Howard, da sempre l'altra figlia, seconda alla sorella maggiore Anna. Ma è su Maria che si sono posati gli occhi dell'affascinante re d'Inghilterra, Enrico VIII. E' lei la prescelta ad ottenere i favori del re, spinta dal subdolo e calcolatore zio Howard e dalla sua famiglia tra le braccia di Enrico e diretta tra le sue lenzuola, unicamente per accrescere il prestigio della famiglia. Ma ciò che lo zio Howard non ha calcolato è che Maria, ancora giovane fanciulla di soli quattordici anni, si sarebbe innamorata del suo reale amante.
Al ritorno dalla corte di Francia Anna, la Bolena più scaltra e astuta viene incaricata di provvedere alla sorella, di addestrarla nelle arti seduttive per riuscire a tenere il re il più vicino possibile. Ma Anna non può accettare di essere soppiantata, di diventare l'ombra della Bolena favorita. Dopo sei anni e con due figli, Maria si allontana dal suo re per l'amore dei suoi figli e per il desiderio di trascorrere del tempo con loro, allontanati dalla nascita. Ma il re non puù attendere il ritorno di Maria. Così le casate Bolena-Howard decidono di giocarsi la carta vincente, quella che gli assicurerà i favori del re: Anna, la Bolena baciata dalla fortuna. Con la sua astuzia, la sua abilità nelle arti seduttive, riesce a concentrare il desiderio del re sul suo viso, sulle sue scure e lucenti chiome, sulle sue grazie e sul suo portamento da gran dama elegante e raffinata. Ma il gioco che Anna si trova a condurre è diverso da quello messo in opera da Maria. Anna ha in mente di tenere Enrico a dovuta distanza, di non concedersi subito a lui ma di suscitare la sua passione e il suo piacere senza stancarlo presto, ma di protrarre il suo interessamento. Intanto Enrico attende il tanto desiderato erede maschio dalla legittima moglie Caterina d'Aragona. Ma la sterilità della regina induce Enrico a chiedere alla Chiesa di Roma il divorzio per poter sposare Anna Bolena. Ma in seguito al rifiuto da parte del Papa di concedere l'annullamento al matrimonio, Enrico rompe i legami con la chiesa di Roma proclamandosi Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra. Caterina viene così allontanata dalla corte mentre la fortunata Bolena diventa consorte e regina del re Enrico. In Maria si perde ogni interesse: viene messa da parte sia dal re che dalla stessa famiglia. Ma nonostante ciò Maria continua a servire la sorella e regina come dama di compagnia, ma soprattutto come confidente e unica amica, nonostante l'invidia, la gelosia e la rivalità che è da sempre esistita tra le due Bolena. Nonostante tutto Maria c'è nei momenti di trionfo di Anna; c'è nei suoi momenti di maggiore paure e debolezza, nei momenti di crisi; è sempre stata vicina ad Anna anche con la mente e il cuore, Maria gli è accanto quando Anna partorisce la sua erede Elisabetta e durante i successivi aborti. Dopo un paio di anni e prosperità, per Anna si iniziano a vedere i primi segni di crisi: le liti con Enrico di ripetono frequentemente ed il suo interesse inizia lentamente ad abbandonare Anna per spostarsi sulla graziosa, ingenua e pure Jane Seymour. Dopo il quarto aborto nel quale il feto risulta deforme, per cui nato dal diavolo, Enrico inizia a dubitare della sua sposa; sospetta che nel corpo di Anna si celi l'anima di una strega che ha stretto un patto col diavolo solo per la sua ambizione. Viene aperta così un'inquisizione durante la quale vengono interrogati gli uomini che facevano parte della corte personale di Anna, vengono interrogate le dame della regina e da ciò proviene l'accusa di adulterio rivolta alla regina. Vengono infine decapitati gli uomini che appartenevano alla cerchia di amici di Anna: il musicista Mark Smeaton, Sir Francis Weston, Sir Henry Norris, Sir William Brereton e George Bolena, l'amato fratello di Anna e Maria. E in seguito la stessa Anna Bolena è stata condotta sul patibolo e la spada del boia pone fine alla sua vita. Anche in questa occasione Maria non ha abbandonato l'odiata ma tanto amata sorella. Avrebbe voluto dirle quanto le voleva bene, quanto fosse contenta di essere sua sorella. C'erano stati tanti anni di rivalità e la sensazione di dover superare l'altra, ma sempre e comuqnue affetto. Adesso Maria avrebbe dimostrato l'amore per sua sorella, prendendo con sè Elisabetta e allevandola nei suoi possedimenti con il marito e i suoi tre figli, l'ultima dei quali portava il nome di Anna.

"L'altra donna del re" è il romanzo che narra la storia altrimenti mai raccontata di Maria Bolena, nonchè eccelsa ricostruzione storica degli avvenimenti che si sono susseguiti all'interno delle stanze della corte di Enrico VIII Tudor. Non posso non pensare al lavoro che si cela dietro la stesura di questo romanzo: la Gregory non ha tralasciato nulla; ha fatti riferimenti ai numerosissimi volumi dedicati alle vicende della casata Tudor, curando i minimi dettagli e approfondendo le vicende del regno di Anna Bolena. Ha curato meticolosamente la caratterizzazione psicologica dei personaggi, ha fornito un ottimo ritratto di una delle sovrane più ammirevoli che l'Inghilterra abbia mai conosciuto,dopo Elisabetta e Vittoria, Caterina d'Aragona, principessa spagnola altamente devota al marito, ma anche un frivolo ed egoista Enrico che pensa esclusivamente a rincorrer gonnelle. Pur concentrandosi sul personaggio id Maria lascia, ampiamente spazio a tutte le vicende di maggior rilievo dell'epoca, accompagnandole con uno stile impeccabile, un linguaggio fluido, che nonostante i contenuti non proprio leggeri si lascia leggere in poco tempo, riuscendo a chiarire ogni passaggio storico. La storia viene narrata dal punto di vista di Maria, la quale è stata sempre presente nella vita di corte e soprattutto presente nella vita di Anna, così da poter "riferire" ogni dettaglio. Davvero un ottimo romanzo storico che soddisfa appieno la mia curiosità, ormai costante, sui celebri Tudor, ma che contemporaneamente mi spinge a cercare ancora e ancora altre notizie e altri libri. So quindi che leggerò altro per quanto riguarda i Tudor ma soprattutto Caterina d'Aragona e Anna Bolena, che sia di Philippa Gregory o altro, ma consiglio a tutti di leggere questo romanzo e continuare con gli altri dell'autrice.