giovedì 13 settembre 2012

Recensione "Petali sull'acqua" - Kathleen E. Woodiwiss


Virginia 1747. Nel piccolo villaggio di Newportes Newes, approda una nave negrita, la London Pride, con il suo carico di detenuti deportati in America per essere venduti come schiavi. Ma a bordo della Pride non tutti i detenuti sono colpevoli dei reati a loro imputati, perché tra gente si trova la bellissima irlandese Shemaine O’Hearn: figlia di un ricco commerciante irlandese e una bellissima donna irlandese, Shemaine è vissuta tra sontuosi palazzi, lussi, agi e comodità, con uno stuolo di servitori pronti a soddisfare ogni suo piccolo capriccio. Educata, raffinata ed elegante, nonostante la ricchezza in cui si trova a vivere Shemaine non ha nobili origini. Il più grande errore di Shemaine è stato quello di esser promessa in sposa allo scapolo più ambito di tutta Londra, l’affascinante marchese Maurice du Mercer. Purtroppo la nonna di Maurice, Edith du Mercer, sua unica parente, ha ben altri progetti per il suo unico erede e tra questi non rientra chiaramente il matrimonio con una ragazzi di infime origini. Non essendo riuscita ad allontanare Shemaine dal nipote e dall’Inghilterra, Edith ordisce un piano per accusare Shemaine di furto e obbligarla ad abbandonare l’isola. Temendo che Maurice possa spingersi fino in America per cercare la sua bellissima fidanzata, Edith commissiona la morte di Shemaine. Una volta a bordo della London Pride, la nave che porterà Shemaine verso una nuova vita in Virginia, la fanciulla fa la conoscenza di coloro che cercheranno di renderle la vita un inferno attentando alla sua vita: l’intrigante prostituta Morrisa Hatcher e James Potts. Come in ogni libro della Woodiwiss , i personaggi possono classificarsi nei seguenti modi: cattivi, brutti e ridicoli che attentano alla vita dei protagonisti, vecchie zitelle invidiose che cercano di sottrarre il principe azzurro alla nostra protagonista, e ovviamente i due protagonisti dotati di una bellezza sovrumana, dal carattere nobile che farebbero invidia a tutti i santi del calendario (infondo non la biasimo molto perché questi volumi sono fatti per sognare, ma mi sembra che in questo romanzo venga tutto ingigantito). Il nostro principe azzurro si profila nei panni di un colono di nome Gage Thornton, un uomo avvenente, alto, slanciato, snello dallo sguardo penetrante, gli occhi ambrati e le fattezze perfette. Gage è un trentatreenne, vedovo con un figlio a carico e si reca sulla Pride con l’intento di acquistare una bambinaia per Andrew il bimbo-prodigio di appena due anni che costruisce frasi grammaticalmente perfette, senza storpiare un singolo termine. Gage Thornton è figlio di un Lord inglese giunto in Virginia nove anni prima per un dissidio col padre. Lord William Thornton è un ricco costruttore navale e così come il padre anche Gage ha una passione per l’edilizia, e in Virginia possiede un laboratorio in cui costruisce elegantissimi mobili di pregiata fattura che sono poi venduti ai ricchi signori di Newportes Newes. In realtà la più grande aspirazione di Gage è di realizzare velieri e vederli poi un giorno solcare i mari. Infatti, dedica parte della sua giornata alla costruzione di una nave mentre si guadagna da vivere con la vendita dei mobili. La moglie di Gage, Victoria è morta “accidentalmente” un anno prima cadendo dalla prua della nave su alcune rocce che le hanno spezzato il collo e pur essendo stato apparentemente un incidente, alcune pettegole di Newportes Newes insistono con l’accusare Gage della morte della moglie. Quando così Gage sale a bordo della London Pride per cercare una balia al figlio, rimane folgorato dalla bellezza di Shemaine che neanche lo sporco e il sudiciume riesce a celare. Osservando attentamente questo raro fiore che casualmente gli è giunto tra e mani, Gage si prefigura già la sua vita accanto ad una donna così bella che potrebbe perfettamente ricoprire i panni di moglie. Tanto più la sua convinzione si fa sempre più radicata quando Shemaine, ingenua e dolcissima fanciulla, si mette ai fornelli per cucinare qualcosa a questo gentilissimo padrone e ricorda miracolosamente e alla perfezione tutte le ricette che la povera cuoca Bess ha cercato inutilmente di insegnare a Shemaine. In seguito la giovane donna di affezione in maniera smisurata al piccolo Andrew che si ritrova a preferirla alla madre di cui inizia a non ricordare molto. Folgorato da tutte le ottime qualità della donna Gage si convince sempre più di aver fatto un ottimo affare. Perciò non solo la flessuosa e morbida visione del suo corpo, i suoi capelli rosso fuoco,gli occhi verde smeraldo, la pelle color avorio e il suo volto angelico gli fanno desiderare di averla carnalmente, ma si rende anche conto che Shemaine è il suo ideale perfetto di donna, e un’ottima madre per il figlio. Nel frattempo Shemaine si concede qualche sbirciatino al suo enigmatico e generoso padrone: un uomo meraviglioso tale da rendere il confronto con l’ormai sbiadito Maurice. Nonostante le cattiverie che circolano sul conto di Gage, Shemaine decide di fidarsi di lui. Il suo atteggiamento così garbato e premuroso spazza via ogni minimo dubbio e la passione non tarda a venir fuori da questa graziosa verginella che non può però ignorare le consuetudini e il suo senso di pudore. Gage inzia così a fare una corte insistente alla sua bellissima serva, stile Elisa di Rivombrosa (la versione scadente però), finchè una sera non le fa la tanto attesa dichiarazione. Lei, com'è naturale, non può resistere al suo fascino e accatte senza troppi dubbi la proposta di Gage. I due si sposano così in fretta dando il via a una lussuria sfrenata da fare invidia a Enrico VIII. I loro dialoghi si spostano esclusivamente sui loro piaceri coniugali, alla ricerca di altri divertimenti che possano tenerli occupati durante la notte. Intanto però Potts non si ferma nel suo intento di uccidere Shemaine e assistiamo più molte al suo mandano omicidio. Presto giunge a Newportes Newes Lord William Thornton, desideroso di ristabilire i rapporti con il figlio perduto tale da beccarsi una lancia nella schiena durante uno dei tanti attentati alla vita di Gage e Shemaine. Il vecchio però nonostante la sua veneranda età, è forte e duro a morire e si abbandona ad una allegra convalescenza rivelandosi il nonno più amorevole che abbia mai visto. Intanto per impedire il pericolo di un altro attacco alla moglie, Gage insegna a Shemaine a tirare col moschetto, di conseguenza piombano nuovi cadaveri che, come se non bastasse, aumenteranno il lavoro di Gage. Ma nonostante questa sia la storia degli esseri perfetti e immortali, giungono a rovinare l’esistenza della coppia, i genitori di Shemaine accompagnati del ben-arrivato-finalmente ex-fidanzato Maurice il quel tenterà disperatamente di riportare la fidanzata in Inghilterra. Ma nonostante l’imponente figura del fidanzato che non ha nulla da invidiare a Gage Thornton, Shemaine ha ormai fatto la sua scelta e resterà con il marito che ha scelto, dal quale ora aspetta anche un bambino. Ma la storia non termina qui. La decrepita ma ancora miracolosamente in forze, Edith du Mercer, nel suo ultimo tentativo di uccidere Shemaine, giunge a Newportes Newes dove commissione nuovamente la morte dell’odiata irlandese : quest’ultimo gesto non solo fallirà ma gli costerà anche l’amore del nipote, il quale rifiuterà di riconoscerla come nonna e, abbandonato il tentativo di riportare Shemaine tra le sue braccia, rimarrà in America a fare la corte ad una bellissima e giovanissima Garland. Smentita ormai ogni accusa che riguardava l’omicidio di Victoria, i genitori di Shemaine non hanno più scuse per disapprovare il loro inaspettato genero e acconsentiranno a vivere in Virginia assieme alla figlia dopo aver venduto tutti i possedimenti in Inghilterra. Il commercio di mobili e navi non puà che andare a gonfie vele visto l’innato talento di Gage e i due sposini realizzano un progetto di ampliamento della casa, in vista dei numerosi figli che arriveranno evidentemente troppo presto e degli ospiti che accoglieranno e così la bella favola avrà il suo buon termine con i protagonisti che vivranno la loro vita esclusivamente in vista che accadrà nella loro stanza da letto. 

Mia signora Woodiwiss perché mi ha talmente deluso, quando pensavo di leggere un romanzo al pari di “Come cenere nel vento” o “Il fiore e la fiamma”? L’idea in se non era spregevole, ma mi spiega perché ha abbandonato la sua storia in balia di continui spargimenti di sangue, inutili e monotoni? La base c’era, lo stile è inconfondibile e riesce sempre a conquistare, e se ho continuato la lettura fino alla fine, è stato solo per il suo grande talento e per l’amore che provo per le sue storie. La storia prosegue in un susseguirsi di episodi giornalieri che sfociano nella noia più totale. Il tasso di miele e zucchero è particolarmente alto per non parlare dell’erotismo e della lussuria che ha davvero superato gli altri libri. I personaggi sembra ancora più surreali delle altre storie che, se solitamente apprezzo perché in fondo questo genere di romanzo è scritto che divertire e far sognare, questa volta mi ha lasciato di sasso; i due personaggi principali vanno oltre la santità, e anche il piccolo Andrew ci viene mostrato come uomo in miniatura che si comporta come tale e che a differenza dei semplici bambini che abitano il pianeta Terra, farebbe ingelosire lo stesso Pirandello. Insomma di imperfezioni ci ne stanno, di esagerazioni anche di più e se consiglio di leggere questo romanzo e solo per chi come me ama la Woodiwiss e desidera, ormai, leggere tutti i suoi volumi, buoni o scadenti che siano.

Recensione "Harry Potter e i Doni della Morte" - J.K.Rowling

Dopo sette lunghi ed emozionanti libri siamo giunti al termine di questa straordinaria saga. Questa più che una recensione vuole essere un saluto a chi ti ha fatto condividere momenti travolgenti, di divertimento, stupore, meraviglia, apprensione, dubbio, angoscia, rimorsi, terrore, che ti ha fatto ridere con le lacrime o piangere vere lacrime di dolore per la perdita di un amico, chi ti ha permesso di vivere un’altra vita, più irrazionale ma anche più emozionante e ricca; chi ha inventato uno sport che si è fatto amare per la sua slealtà, ma per il semplice gusto di condividere il lavoro di squadra, per averci raccontato di una scuola che nonostante i pesanti ed eccessivi compiti, gli esami, le punizioni si può considerare come una famiglia che ti aiuta, ti premia, e ti da l’opportunità di conoscere sempre nuove persone che, nel bene o nel male, sono sempre presenti.

Mi mancherà Harry. Siamo cresciuti insieme tra risate, momenti di gioia, allegria ma anche pianti, e adesso come due buoni e vecchi amici ci diciamo addio; ma non per sempre, perché ogni volta che avrò bisogno di compagnia, Harry sarà sempre chiuso in quei libri riposti negli scaffali della mia libreria, pronto ad accogliermi come un vecchio conoscente e a farmi rivivere parte della mia infanzia e della mia adolescenza. Mi mancheranno Ron e Hermione che mi sono stati accanto e mi hanno dimostrato che gli amici veri sono pronti a tutto pur di aiutarti; mi mancherà Silente, perché grazie a lui ho imparato a non giudicare gli altri perché anche i migliori possono commettere errori; mi mancherà il nerboruto di Hagrid e le sue stravaganti compagnie; mi mancheranno soprattutto i gemelli Weasley che hanno dimostrato quanto una risata possa avere grandi benefici; mi mancherà Severus Piton che ha racchiuso tutta la sua vita in una sola parola: Always; mi mancherà Sirius che mi ha insegnato il valore della lealtà; mi mancherà Remus perché ha dimostrato che l’importante è ciò che vali, non ciò che sei; mi mancherà la meravigliosa Minerva McGranitt che nonostante i suoi atteggiamenti talvolta severi si è sempre dimostrata equa e pronta ad aiutare chiunque bussasse alla sua porta; mi mancheranno anche i Malfoy nei quali la malvagità è scalfita dall’affetto per il figlio; mi mancherà il sottoscala dal quale è nato tutto;e mi mancherà Hogwarts, il luogo nel quale troverò sempre un posto, ogni volta che vorrò tornarci..so che mi basterà aprire una pagina, per ritrovarmi tra quei grandi corridoi che sono stati lo scenario dell’epilogo della storia, ma anche scenario di grandi emozioni;ma soprattutto mi mancherà colei che mi ha insegnato a sognare, e che non c’è un’età per farlo: Grazie J.K.Rowling. Grazie per i luoghi magici e inquietanti, per i mille oggetti stravaganti, per le creature teneri o angoscianti, buffe e a volte spaventose, per gli animali, fieri, violenti, sanguinari e anche affettuose che hanno popolato questa storia ma che hanno anche varcato la soglia delle pagine e si sono catapultata tra le stanze di casa mia.

Grazie per il binario 9 e ¾.
Grazie per le cioccorane.
Grazie per le caramelle Tutti i gusti+ 1
Grazie per la Burrobirra.
Grazie per le scope volanti.
Grazie per la Pietra Filosofale.
Grazie per il Cappello parlante.
Grazie per il Mantello dell’Invisibilità.
Grazie per la Camera dei Segreti.
Grazie per Dobby.
Grazie per il diario di Tom Riddle.
Grazie per la Mappa del Malandrino.
Grazie per il nostro Prigioniero di Azkaban.
Grazie per il Calice di Fuoco.
Grazie per l’Ordine della Fenice.
Grazie per il pensatoio.
Grazie per l’amato Principe Mezzosangue.
Grazie per i Doni della Morte.
Grazie per la Pietra della Resurrezione.
Grazie per la Bacchetta di Sambuco.
Grazie per l’Expelliarmus
Grazie per l’Avada Kedavra
Grazie per aver racchiuso in sette libri l’amore e l’odio, la vita e la morte, il dolore e la felicità, il dubbio e la fiducia.
Grazie per averci ricordato che chi muore ci rimane sempre accanto.
Grazie Rowling per averci regalato questo e altro.
<<Sempre, fino alla fine>>

martedì 4 settembre 2012

Recensione "L'altra donna del re"- Philippa Gregory

Probabilmente sono in pochi a conoscere Maria Bolena, la sorella della regina d'Inghilterra Anna, l'altra Bolena, quella messa in disparte, l'ombra della Bolena favorita dalla famiglia e dal re; l'altra parte di Anna; l'altra donna del re. Maria Bolena è l'ultima rampolla delle due casate dei Bolena e degli Howard, da sempre l'altra figlia, seconda alla sorella maggiore Anna. Ma è su Maria che si sono posati gli occhi dell'affascinante re d'Inghilterra, Enrico VIII. E' lei la prescelta ad ottenere i favori del re, spinta dal subdolo e calcolatore zio Howard e dalla sua famiglia tra le braccia di Enrico e diretta tra le sue lenzuola, unicamente per accrescere il prestigio della famiglia. Ma ciò che lo zio Howard non ha calcolato è che Maria, ancora giovane fanciulla di soli quattordici anni, si sarebbe innamorata del suo reale amante.
Al ritorno dalla corte di Francia Anna, la Bolena più scaltra e astuta viene incaricata di provvedere alla sorella, di addestrarla nelle arti seduttive per riuscire a tenere il re il più vicino possibile. Ma Anna non può accettare di essere soppiantata, di diventare l'ombra della Bolena favorita. Dopo sei anni e con due figli, Maria si allontana dal suo re per l'amore dei suoi figli e per il desiderio di trascorrere del tempo con loro, allontanati dalla nascita. Ma il re non puù attendere il ritorno di Maria. Così le casate Bolena-Howard decidono di giocarsi la carta vincente, quella che gli assicurerà i favori del re: Anna, la Bolena baciata dalla fortuna. Con la sua astuzia, la sua abilità nelle arti seduttive, riesce a concentrare il desiderio del re sul suo viso, sulle sue scure e lucenti chiome, sulle sue grazie e sul suo portamento da gran dama elegante e raffinata. Ma il gioco che Anna si trova a condurre è diverso da quello messo in opera da Maria. Anna ha in mente di tenere Enrico a dovuta distanza, di non concedersi subito a lui ma di suscitare la sua passione e il suo piacere senza stancarlo presto, ma di protrarre il suo interessamento. Intanto Enrico attende il tanto desiderato erede maschio dalla legittima moglie Caterina d'Aragona. Ma la sterilità della regina induce Enrico a chiedere alla Chiesa di Roma il divorzio per poter sposare Anna Bolena. Ma in seguito al rifiuto da parte del Papa di concedere l'annullamento al matrimonio, Enrico rompe i legami con la chiesa di Roma proclamandosi Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra. Caterina viene così allontanata dalla corte mentre la fortunata Bolena diventa consorte e regina del re Enrico. In Maria si perde ogni interesse: viene messa da parte sia dal re che dalla stessa famiglia. Ma nonostante ciò Maria continua a servire la sorella e regina come dama di compagnia, ma soprattutto come confidente e unica amica, nonostante l'invidia, la gelosia e la rivalità che è da sempre esistita tra le due Bolena. Nonostante tutto Maria c'è nei momenti di trionfo di Anna; c'è nei suoi momenti di maggiore paure e debolezza, nei momenti di crisi; è sempre stata vicina ad Anna anche con la mente e il cuore, Maria gli è accanto quando Anna partorisce la sua erede Elisabetta e durante i successivi aborti. Dopo un paio di anni e prosperità, per Anna si iniziano a vedere i primi segni di crisi: le liti con Enrico di ripetono frequentemente ed il suo interesse inizia lentamente ad abbandonare Anna per spostarsi sulla graziosa, ingenua e pure Jane Seymour. Dopo il quarto aborto nel quale il feto risulta deforme, per cui nato dal diavolo, Enrico inizia a dubitare della sua sposa; sospetta che nel corpo di Anna si celi l'anima di una strega che ha stretto un patto col diavolo solo per la sua ambizione. Viene aperta così un'inquisizione durante la quale vengono interrogati gli uomini che facevano parte della corte personale di Anna, vengono interrogate le dame della regina e da ciò proviene l'accusa di adulterio rivolta alla regina. Vengono infine decapitati gli uomini che appartenevano alla cerchia di amici di Anna: il musicista Mark Smeaton, Sir Francis Weston, Sir Henry Norris, Sir William Brereton e George Bolena, l'amato fratello di Anna e Maria. E in seguito la stessa Anna Bolena è stata condotta sul patibolo e la spada del boia pone fine alla sua vita. Anche in questa occasione Maria non ha abbandonato l'odiata ma tanto amata sorella. Avrebbe voluto dirle quanto le voleva bene, quanto fosse contenta di essere sua sorella. C'erano stati tanti anni di rivalità e la sensazione di dover superare l'altra, ma sempre e comuqnue affetto. Adesso Maria avrebbe dimostrato l'amore per sua sorella, prendendo con sè Elisabetta e allevandola nei suoi possedimenti con il marito e i suoi tre figli, l'ultima dei quali portava il nome di Anna.

"L'altra donna del re" è il romanzo che narra la storia altrimenti mai raccontata di Maria Bolena, nonchè eccelsa ricostruzione storica degli avvenimenti che si sono susseguiti all'interno delle stanze della corte di Enrico VIII Tudor. Non posso non pensare al lavoro che si cela dietro la stesura di questo romanzo: la Gregory non ha tralasciato nulla; ha fatti riferimenti ai numerosissimi volumi dedicati alle vicende della casata Tudor, curando i minimi dettagli e approfondendo le vicende del regno di Anna Bolena. Ha curato meticolosamente la caratterizzazione psicologica dei personaggi, ha fornito un ottimo ritratto di una delle sovrane più ammirevoli che l'Inghilterra abbia mai conosciuto,dopo Elisabetta e Vittoria, Caterina d'Aragona, principessa spagnola altamente devota al marito, ma anche un frivolo ed egoista Enrico che pensa esclusivamente a rincorrer gonnelle. Pur concentrandosi sul personaggio id Maria lascia, ampiamente spazio a tutte le vicende di maggior rilievo dell'epoca, accompagnandole con uno stile impeccabile, un linguaggio fluido, che nonostante i contenuti non proprio leggeri si lascia leggere in poco tempo, riuscendo a chiarire ogni passaggio storico. La storia viene narrata dal punto di vista di Maria, la quale è stata sempre presente nella vita di corte e soprattutto presente nella vita di Anna, così da poter "riferire" ogni dettaglio. Davvero un ottimo romanzo storico che soddisfa appieno la mia curiosità, ormai costante, sui celebri Tudor, ma che contemporaneamente mi spinge a cercare ancora e ancora altre notizie e altri libri. So quindi che leggerò altro per quanto riguarda i Tudor ma soprattutto Caterina d'Aragona e Anna Bolena, che sia di Philippa Gregory o altro, ma consiglio a tutti di leggere questo romanzo e continuare con gli altri dell'autrice.

Recensione "I tre moschettieri"- A. Dumas

Si dice che i generi letterari nascono dall’incontro di un genio con le circostanze. Bene, Dumas possedeva una certa forma di genio: quella del brio e del dramma. Poi le circostanze fecero il resto. Che Dumas non è uno storica appare evidente. Non possedeva la pazienza per creare un romanzo d’erudizione; bisognava quindi chele sue ricerche fossero limitate. Fu quindi una circostanza che gli fece avere tra le mani un volume, intitolato “Le memorie di d’Artagnan: capitano e luogotenente dei Moschettieri del Re”. Fu una circostanza allora che duman incontrasse Maquet, il quale gli portò la traccia di un libro sulla Francia di Luigi XIII e anna D’Austria, il cardinale Richelieu e di Buckingham. Ma se il compito di Maqueton fu quello di sbozzatore, quello di Dumas fu di scultore. Il collaboratore diede origine allo
scenario; Dumas leggeva e rileggeva sovente e con avidità, e aggiungeva centaia di dettagli, riscriveva i dialoghi, creava nuovi personaggi, curava la fine dei capitoli e allungava il tutto affinchè il volume tenesse impegnato il lettore per mesi. Ed è quasi quello che è accaduto a me. Questo volume mi ha tenuta impegnata per poco meno di un mese.

Siamo nella Francia del XVII secolo, governata da Luigi XIII, sposo di Anna d’Austria, non amato dai nobili ribelli e dagli Ugonotti ma sostenuto dal cardinale Richelieu che, esperto, astuto e privo di scrupoli, a volte è consigliere del re, altre volte opera contro il suo volere per abbattere i nemici della Monarchia e consolidarne il potere. d’Artagnan , giovane guascone, desidera diventare moschettieri al servizio di Monsignor de Treville. Incontra, casualmente, sulla propria strada Athos, Porthos e Aramis, i quali si definiscono come i tre moschettieri. Insieme ai suoi nuovi tre amici d’Artagnan vivrà numerose avventure, molte delle quali alquanto rischiose come il rapimento della sua amata Madame Bonaciux e la lotta contro un demone in gonnella, l’affascinante e seducente Miledy Winter.
In un certo senso “I tre moschettieri” racconta l’integrazione di d’Artagna nell’ordine dei tre: ma anche la generazione di un nuovo ordine da parte dei tre per opera di d’Artagnan che li fa rinascere, diversi ma sempre identici, attraverso nuove avventue. Precisamente, si può interpretare il nucleo Athos-Portho-Aramis come un insieme complementare ma immobile; Porthos ha la forza, ma non la luce che lo orienti; Aramis ha la luce e la forza dello spirito, ma non la luce morale che lo guidi e Athos ha la forza del corpo, la luce dello spirito e una vera altezza di giudizio, ma una ferita nel profondo del cuore che lo ha riempito di stanchezza e malinconia. A questo nucleo, perciò, mancano lo sprone e il movimento. Così d’Artagnan con il suo arrivo, fa scoccare quella scintilla che fa rinascere i tre moschettieri.
Un sentimento vivo per la Francia, in questo sta il segreto dei quattro moschettieri:d’Artagnan, Athos, Porthos e Aramis. La volontà ardente, la malinconia aristocratica, la forza un po’ vana, l’eleganza sottile e galante. d’Artagnan, guascone scaltro, impulsivo, Porthos, vanesio, impetuoso, fauto e muscoloso, Aramis, il discreto Aramis che nasconde la sua religione e i suoi amori, dall’abile parola e dal carattere mite;e Athos carismatico, dall’alta statura morale e dalla forte sapienza, la guida morale di d’Artagnan. D’altronde Athos è per personaggio per il quale ho perteggiato. Una persona equilibrata, capace di distinguere l’errore, che pur nella sua giovane età dimostra buon senso e grande intelletto, generoso e ammirevole, con grande presenza di spirito e federe e leale ai suoi amici.

“Una generazione può sbagliarsi sul valore di un’opera ma non cinque”. La popolarità duratura de “I tre moschettieri” mostra che Dumas, esprimendo attraverso i suoi eroi la propria natuta, rispondeva ad un bisogno di azione, di forza e generosità. si aggiunge inoltre che la morale e la filosofia di Duman non era propria dei francesi più riflessivi. La morale di Dumas è fatta di amore per la gloria. Dumas ama i festini, le bevute, gli amori facili. Potrebbe addiritura essere considerato come immorale. Così d’Artagnan se non fosse un eroe avrebbe di certo meritavo l’aggettivo di immorale. I moschettieri, cos’ come Dumas, non vedono nulla di male nel cambiare le amanti o nell’averne più di una contemporaneamente o addirittura farsi mantenere da loro. Ma nonostante ciò i romanzi di Dumas non sono né indecenti, né immorali.

Dumas ha uno stile brillante e buona inventiva. La sua cura minuziosa verso i dettagli ha dato i suoi frutti: ha descritto i vari eventi con abilità e dato vita a personaggi brillanti, da amare, odiare, compiangere, ammirare ma soprattutto li ha resi vivi. Basti pensare alla figura di Miledy Winter, passionale, ammaliatrice e subdola, una diabolica donna dalle grazie angeliche, che poco pare avere di umano. Organizza i suoi intrighi, le sue vendette con acuta intelligenza e molta riflessione, una macchinazione perfetta curata nel più piccolo dettaglio; un re insipido e una regina infelice, innamorata di uno dei personaggi più potenti e influenti dell’epoca e un cardinale che ha poco di ecclesiastico, abile calcolatore e cospiratore.

Nonostante la mole di questo volume (sembrava non finire mai) “I tre moschettieri” è uno di quei romanzo che ti appassione e, proprio come desiderava Dumas, ti trattiene tra le sue pagine per molto tempo. Le vicende racchiudono parecchia azione e storia, ma anche brio, umorismo, guerra, intrighi e sentimento. Una sequela di avventure intrecciate abilmente da una mente geniale. I legame instauratosi tra i quattro amici è davvero qualcosa di davvero straordinario. Pensare a come ognuno parta alla ricerca dell’altro, si sacrifichi per esso, sia disposto a rinunciare ai migliori propositi per il futuro, solo per veder contento l’altro e poter donare ciò che si possiede all’amico che ne è più degno. Al bisogno di ritrovarsi, di confidarsi a qualcuno che ti sarà fedele e sarà pronto a battersi per te, quando ne avrai più bisogno. Vedere quanto d’Artagna tenga al giudizio di Athos, di quando abbia bisogno dei suoi consigli e del suoi buon senso, e a come lo ricerchi costantemente; e soprattutto vedere Athos preoccuparsi per l’amico, provare un sentimento quasi paterno, di protezione e conforto, e fare di tutto per porre fine ai problemi in cui d’Artagnan è inciampato.
Mi sento quidi di consigliare questo romanzo a tutti coloro che non hanno ancora avuto il piacere di cimentarsi in questa lettura, completa di tutto che soddisferà senz’altro le aspettative dei lettori.

giovedì 23 agosto 2012

Adam Sevani torna a ballare in "Step up4 revolution"

Pronti a scendere in pista con il nuovo ed entusiasmante episodio della saga "Step Up": STEP UP 4 REVOLUTION. Diretto da Scott Speer, la pellicola ha come protagonisti Ryan Guzman e Kathryn McCormick, e conta sulla partecipazione di Peter Gallagher, che tutti noi conosciamo come Sandy Cohen in The O.C. e Adam Sevani che anche in questo episodio vestirà i panni dell'indimenticabile Muso, il ragazzo che con la sua gaiezza,la sua simpatia e i suoi passi di danza, ci ha affascinato per gli ultimi due film. A differenza dei primi tre film, prodotti dalla Touchstone Pictures e distribuiti dalla Walt Disney Pictures, questo sarà il primo ad essere prodotto e distribuito esclusivamente dalla Summit Entertainment senza l'influenza della Touchstone. 

Trama:  Emily (Kathryn McCormick), figlia di un attivissimo uomo d'affari, si trasferisce a Miami con la speranza di diventare una ballerina professionista, ma si innamora di Sean (Ryan Guzman), un ragazzo a capo di un gruppo di ballerini che inscena elaboratissimi flash mobs per la città. La crew, chiamata the MOB, punta a vincere un torneo di ballo che mette in palio un'opportunità di sponsor, ma il padre di Emily (Peter Gallagher) è interessato a comprare lo storico quartiere dove essi si esibiscono. Emily, insieme Sean ed i MOB, deciderà di organizzare una protesta fatta di sola danza, nella quale metterà in ballo i propri sogni lottando per una buona causa.

Trailer italiano:

Con le musiche di Aaron Zigman, la colonna sonora di Jennifer Lopez e Flo Rida, e le strabilianti coreografie di Travis Wall, tenetevi pronti e non perdetevi questo altro episodio di "Step Up".

Recensione "I Tudors" - seconda stagione

"Brava gente cristiana, io sono venuta qui a morire rispettando la legge e rimettendo me stessa alla volontà del re, mio signore. E se nella mia vita ho mai offeso la grazia del re, di sicuro con la mia morte farò adesso ammenda. Io prego e imploro tutti voi di pregare per la vita del re, il mio e il vostro sovrano e signore, che è uno dei migliori principi sulla faccia della Terra e che mi ha sempre trattato con benevolenza. Per cui io mi sottopongo alla morte volentieri e chiedo umilmente perdono a tutto il mondo. Se qualcuno dovesse accogliere la mia causa, chiedo solo di venire giudicata con clemenza. Così io mi congedo dal mondo e da voi. Desidero, con tutto il cuore che preghiate per me”. 

E’ con estrema dignità che ha termine una vita che l’Inghilterra, credo, possa vantare. La presenza di Anna Bolena sul trono d’Inghilterra non fu molto benevola: soggetta a sguardi colmi d’odio, voci sprezzanti e continui complotti. Durante la sua incoronazione, avvenuta nel maggio del 1533, si udirono pochi grida che invocavano “lunga vita alla regina”, anzi furono udite numerose risate di scherno e ingiurie contro la nuova 

regina e a favore di Caterina. Anna era odiata per molti motivi: prima di tutto, aveva umiliato pubblicamente l'amata regina Caterina d'Aragona, simbolo dell'integrità morale, dell’antica fede cristiana e dell'umiltà per tutti i sudditi. Inoltre, l'aver spinto Enrico a separarsi dalla Chiesa di Roma e dal papa poteva essere solo frutto di un potente e malefico sortilegio, poiché nessuna brava donna aveva mai fatto commettere azioni così scandalose ad un uomo, specialmente ad un re. Ciò faceva di Anna, agli occhi del popolo, una crudele e spietata strega. Nonostante tutto ciò, Anna camminò sempre a testa alta e con grande dignità, solo per l’amore verso il re. La sua sicurezza dipendeva da questo. Ma questa sicurezza non durò a lungo; infatti all’ottavo mese di gravidanza Anna ebbe un funesto litigio con Enrico il quale le disse che avrebbe dovuto chiudere gli occhi e sopportare le altre amanti come donne migliori di lei avevano fatto, alludendo a Caterina la quale aveva dovuto “accettare” che il re avesse numerosissime amanti. E nonostante tutto è stata condannata a decapitazione per aver giaciuto con “oltre cento uomini” come disse mastro Cromwell. Dopo aver sopportato i tradimenti di Enrico è stata lei stessa giudicata come adultera, portata sul patibolo e uccisa dal boia. Ma nonostante il dolore e l’approssimarsi della sua morta, Anna con grande dignità e amore ha supplicato il popolo di pregare per il suo re che è buono e giusto: La mia ammirazione nei suoi riguardi cresce a dismisura, per aver camminato sempre a testa alta e soprattutto per aver perseverato nell’amore del re anche quando quest’ultimo le aveva voltate le spalle.

Così come l’avevamo lasciata la serie continua a raccontare gli intrighi e gli scandali alla corte di Enrico VII, solo con un maggiore tasso di erotismo e violenza e  lasciando maggiore spazio ad altri personaggi. La seconda stagione si concentra molto sulla figura del segretario Thomas Cromwell, il quale ebbe un ruolo notevolmente importante per la Riforma: vediamo, infatti, Cromwell portare avanti l’abolizione dei monasteri, inoltre sostenne apertamente la volontà del re di liberarsi di Anna Bolena per poi unirsi in matrimonio con Jane Seymour, spinto dal fatto che la regina aveva avuto da ridire sulla gestione del denaro derivato dalla soppressione dei monasteri. Accanto alla figura di Cromwell appare quella del subdolo e calcolare Tommaso Bolena, uomo privo d’animo e sensibilità che assiste alla morte dei due figli senza fare una piega perché ciò che importa è il suo titolo di conte, null’altro.
Emozionante la scena della morte di Anna Bolena; nonostante fossi già abituata all’idea della sua morte, vederla è stato davvero commovente. Le sue parole mi hanno fatto salire le lacrime agli occhi, i flashback sul passato di Anna, mentre da bambina giocava con il fratello e il padre, che sembrava quasi umano, sono stati davvero il massimo dell’emozione. Sarò sincera, nonosante in questa seconda stagione, Anna Bolena sia stata dipinta come una poco di buono, io continuo comunque a stimarla e ad amarla, come donna e come regina. Ma in questa serie è venuta a mancare anche un’altra donna che mi aveva affascinata per la sua fede e la sua integrità morale: Caterina D’Aragona. La scena della sua morte e della lettera che aveva scritto per Enrico sono state davvero ben curate, fatte per suscitare la commozione degli spettatori. Sempre ottime le interpretazioni degli attori, notevole la scenografia e i dialoghi, riprese suggestive ed eccellente fotografia. Gli ambienti sono finemente ricostruiti e i costumi riprendono alla perfezione la moda del ‘500. Adesso aspettiamo di vedere come si sviluppa la storia, con Jane Seymour come nuova regina d’Inghilterra e in seguiro Anna Cleves. 

giovedì 2 agosto 2012

Recensione "La favola di Amore e Psiche"- Apuleio


C’era una volta un re, la cui figlia Psiche era talmente bella da attirare il culto dovuto alla dea Venere, fino a suscitare la gelosia e l’odio da parte di quest’ultima. Psiche, condannata per la sua bellezza, è destinata, sotto consultazione dell’oracolo Apollo, ad essere abbandonata su una montagna desolata dove dovrà prenderla in sposa un essere mostruoso, crudele e feroce tale da esser temuto dallo stesso Giove. Lì viene in seguito rapita da Amore, figlio di Venere il quale la deposita su una vallata fiorita: questo luogo ha le caratteristiche del locus amoenus, ovvero il paesaggio ideale (termine nato nella classicità, con Omero): il prato fiorito, gli alberi ombrosi, le sorgenti d’acqua cristalline ed il palazzo incantato, luogo dell’amore tra Psiche e Amore, alla quale Psiche accede con l’aiuto del vento Zefiro che con il suo soffio la deposita giù dalla rupe. All’interno di questo maestoso castello, Psiche trascorre numerosi notti a fianco di un essere a lei ignoto, poiché gli è stato ordinato di non guardare mai il volto di colui che giace accanto a lai la notte. Ma la curiosità è sempre presente nell’animo umano e una notte Psiche, spinta dalle due sorelle invidiose della sua bellezza e delle sue ricchezze, prende una lucerna per illuminare il volto del suo amante sconosciuto, sicura che le apparirà davanti lo sguardo di un serpente. Invece si ritrova davanti il bel volto di Amore: “vede il biondo capo e i fluenti capelli umidi d’ambrosia, vede sul collo bianco come il latte e sulle gote rosate le morbide ciocche di capelli sparse alcune sul petto, altre sulle spalle: dinnanzi a questa bellezza sfolgorante anche la stessa fiamma della lucerna sembra vacillare. Sulle spalle del dio alato splendevano piume morbide di rugiada sfolgoranti di sfavillante fulgore […]. Il resto del corpo era liscio e splendente e tale che la stessa Venere non poteva pentirsi di averlo generato. […] Così l’ignara Psiche per colpa sua fu presa dall’amore di Amore. Allora, sentendo crescere irresistibilmente dentro di sé la voluttà per il dio della voluttà, china su di lui con le labbra dischiuse prese a baciarlo e ribaciarlo con baci appassionati, senza freno, temendo solo che si svegliasse.”
La curiosità è l’origine della perdita. Come Orfeo che si volta a guardare Euridice, nonostante avesse promesso di non farlo fino a quando tutti e due fossero stati in salvo, ma il dubbio che la sua amata non lo stesso seguendo lo spinge a voltarsi indietro perdendola, così, per sempre. All’interno del romanzo apuleiano, la Metamorfosi, la favola di Amore e Psiche si colloca in una serie di avventure subordinate alla seria: colpa-pena-espiazione-felicità. Così come Lucio, l’uomo asino, Psiche cade nella colpa a causa di semplice curiosità, percorre un cammino di espiazione, paga per la sua leggerezza e culmina nella beatitudine del possesso eterno. L’intreccio amoroso che nel romanzo greco accompagna sempre l’elemento avventuroso-fantastico, è l’elemento conduttore attorno al quale si sviluppano le vicende avventurose, gli ostacoli e le prova a cui Psiche è sottoposta e che solo grazie all’esercizio di virtù a lei sconosciute, riuscirà a superare.
Dopo la perdita giunge la conversione. Dopo aver perso il suo amante, Psiche giunta ormai al punto più basso, dopo esser fallito il suo tentativo di togliersi la vita, inizia un rovesciamento psicologico che trasformerà la semplice e ingenua Psiche, in una donna che riuscirà ad escogitare un piano per raggirare le sorelle portandole alla morte. Solo a questo punto della favola Psiche impara ad amare: solo il desiderio di una conoscenza dell’altro rende potente l’amore e consente all’innamorato di affrontare qualunque difficoltà e qualunque ostacolo pur di riconquistare l’amato. Spinta da questo desiderio Psiche riesce ad affrontare con coraggio e volontà le prove che Venere le infligge e vincere la gelosia e l’ira della dea superba.
Ma se Psiche si fosse lasciata andare alle prodezze sessuale del suo amati senza aver voglia di capire che fosse, e se Orfeo avesse avuto la forze di non girarsi a guardare se davvero la sua Euridice lo stesse seguendo, allora queste narrazioni sarebbero diventate pilastri della letteratura? Ne dubito! Sarebbero rimaste pure e semplici narrazioni e non sarebbero state tramandate e di conseguenza, noi, non avremmo conosciuto la storia d’amore di Amore e Psiche. Con questi due esempi, così come quello di Lucio, la letteratura dimostra di esser fatta di curiosità e debolezza. Di aver bisogno di quel cedimento a prescindere che le cose vadano bene o male. Se quindi Orfeo non si fosse girato e Psiche non avesse osservato il volto del suo amante, allora non avremmo creduto alla forza del loro amore. Ed è per questo che forse che di questa favola, colpisce più la parte fatta di dolore e sacrificio e ci disinteressiamo del lieto fine. Almeno per me così è!

Quella di Amore e Psiche è una favola che tutti conosciamo, ma leggerla è sempre un piacere per la mente. Parlare di Amore sembrerà forse banale ai nostri giorni. Parlano tutti di Amore come se fosse un non-nulla e a volte mi chiedo se realmente esista questo sentimento o se è solo una parola priva di significato altamente usata per descrivere piccole infatuazioni e “cottarelle” dalla breve durata. Si sente parlare tanto di Amore e poi nessuno sa cos’è. Ma quando ho tra le mani storie come questa di Amore e Psiche, la speranza sembra riaffiorare. Quella di Amore e Psiche è una favola che rinchiude in sé tutti gli elementi della tradizione fiabesca popolare: linguaggio asciutto, breve, rapido. Direi Essenziale. Si perché ‘essenzialità’ è la parola-chiave di questa favola. Essenziale è il linguaggio, essenziale è il lessico, essenziale è lo stile, asciutto, minimale. I personaggi si definiscono attraverso le azioni e non attraverso i loro pensieri. Ma poiché essenziale non è sinonimo di povertà, questa favola non manca di commuoverti e appassionarti. Un amore essenziale, privo di smancerie ed effusioni, ma il coraggio di esporsi a pericoli per riavere l’uomo che si ama basta per rendere questa storia emozionante e a far battere il cuore.

Anno pubblicazione: 120 d.C.
Editore: Newton Compton
Voto complessivo: 5/5